COMITATO UNICO DI GARANZIA PER LE PARI OPPORTUNITÀ

Domanda

Possono far parte del comitato paritetico sul fenomeno del mobbing gli amministratori dell'Ente?

Risposta

Il Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing, è un istituto previsto ormai in via generale da diversi contratti collettivi di lavoro che riguardano il personale delle pubbliche amministrazioni.
Ciò nonostante, non esistono indicazioni in ordine all'individuazione dei soggetti che possono rappresentare l'Amministrazione all'interno del Comitato. 
In particolare non esistono indicazioni in ordine alla possibilità che tra i rappresentanti dell'Amministrazione ci possano essere anche gli amministratori. 
Tale circostanza potrebbe deporre a favore della possibilità della loro designazione, infatti, in assenza di una norma che espressamente lo escluda, si dovrebbe concludere nel senso di ritenerlo possibile e legittimo. 
Peraltro, se si considerano più in generale i principi che governano il pubblico impiego, ovvero in particolare quelli relativi alla separazione tra l'attività di gestione e di indirizzo politico, ai sensi di quanto previsto dall'art. 4 del D.Lgs. n. 165/2001, si può al contrario concludere che l'attività del Comitato è riservata a coloro i quali pongono in essere concreti atti di gestione del personale. 
Esaminando poi le concrete competenze e funzioni del Comitato, si può dire che lo stesso si configura come un organismo di monitoraggio, ed eventualmente di proposta in merito a casi di insorgenza di azioni lesive della libertà e dignità della persona nei luoghi di lavoro, sia nell'ambito dell'organizzazione che in quello delle singole relazioni interpersonali, ma non di organo cui spetta l'adozione di atti o provvedimenti che incidono concretamente nell'ambito del rapporto di lavoro. 
Ciò potrebbe far ritenere insussistente il problema di una eventuale incompatibilità tra il ruolo dell'amministratore e quello del Comitato. 
Avuto riguardo a queste considerazioni generali, spetta comunque a codesto Ente valutare se la nomina di un amministratore in qualità di membro del Comitato paritetico sia compatibile in relazione al proprio concreto assetto organizzativo. Ad esempio, si consideri che ai sensi di quanto previsto dall'art. 29, comma 4 della L. n. 448/2001 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)" viene riconosciuto ai comuni fino a 5.000 abitanti, la possibilità di adottare disposizioni regolamentari organizzative che attribuiscano ai componenti dell'organo esecutivo la responsabilità degli uffici e dei servizi ed il potere di adottare atti anche di natura tecnica gestionale, anche in deroga alle disposizioni dell'art. 4, commi 2, 3 e 4 del D.Lgs. n. 165/2001, e dell'art. 107 del D.Lgs. n. 267/2000. In questo caso, la possibilità degli amministratori dell'Ente di svolgere poteri gestionali, porta a concludere che nulla osterebbe alla nomina degli stessi quali membri del Comitato paritetico. 


(ultimo aggiornamento: 28/02/2010) 

Domanda

Il "Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni" deve essere istituito anche negli enti del Comparto unico?

Risposta

L’art. 21 della legge n. 183/2010, apportando alcune importanti modifiche all’art. 57 del D.L.gs. n. 165/2001, prevede che le pubbliche amministrazioni costituiscano “al proprio interno, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni che sostituisce, unificando le competenze in un solo organismo, i comitati per le pari opportunità e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing, costituiti in applicazione della contrattazione collettiva, dei quali assume tutte le funzioni previste dalla legge, dai contratti collettivi relativi al personale delle amministrazioni pubbliche o da altre disposizioni” . Le pubbliche amministrazioni indicate nella norma sono quelle previste dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 che ricomprende anche gli enti locali tra i quali le Province, i Comuni e le Comunità Montane i quali dovranno quindi attenersi a quanto previsto dall’art. 57 del D.Lgs. n. 165/2001. 

(prot. 0029915 - 22/08/2011)