INDENNITÀ

Domanda

L’indennità di bilinguismo di cui all’art. 82 CCRL 1/8/02 può essere riconosciuta al dipendente adibito ad un servizio di comunicazione istituzionale in lingua friulana?

Risposta

Il testo dell'articolo 82 del CCRL di cui all'oggetto, rubricato Bilinguismo, rimanda espressamente, per quanto riguarda la misura nonché le modalità di attribuzione dell'indennità di bilinguismo, alla disciplina prevista per il personale in servizio negli enti locali della Regione Trentino Alto Adige. 
Questa Agenzia ritiene che, allo stato, non sia possibile dare puntuale applicazione alle disposizioni di cui all'articolo succitato. Si evidenzia, infatti, come la normativa del Trentino Alto Adige preveda che: “L'indennità di bilinguità compete con riferimento ai vari gradi di conoscenza delle lingue italiana e tedesca (…), e non alla funzione ricoperta.", gradi di conoscenza il cui accertamento viene affidato ad apposite commissioni incaricate di rilasciare, previo esame, gli attestati appunto di conoscenza. 
In mancanza quindi, nell'ambito della disciplina regionale, di idonei strumenti di verifica ed accertamento della conoscenza della lingua slovena o friulana, al pari di quanto accade nella Regione Trentino Alto Adige per le lingue italiana e tedesca, si ritiene improprio attribuire l'indennità di bilinguismo tanto al personale assunto in base a concorso il cui bando preveda conoscenza e utilizzo della lingua slovena, quanto a quello che si occupa dell'attuazione di progetti ex legge 15 dicembre 1999, n. 482. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le modalità di finanziamento dell’indennità di comparto nel caso di progressione verticale? (art. 26 CCRL 26/11/2004)

Risposta

L'art. 26 del CCRL 26.11.2004 al comma 3 nel definire le modalità di corresponsione stabilisce che l'indennità di comparto venga finanziata con risorse di bilancio per quanto attiene agli importi definiti alla lettera a) e con le risorse del fondo per la contrattazione integrativa per gli importi definiti alle lettere b) e c). Detto articolo al comma 4 stabilisce altresì che le quote d'indennità di cui alle lettere b) e c) del comma 3, prelevate dalle risorse decentrate, sono riacquisite nella disponibilità delle medesime risorse solo a seguito della cessazione dal servizio del personale interessato e nuovamente destinate al finanziamento della medesima indennità di comparto in occasione di nuove assunzioni relative a sostituzione dei posti vacanti a seguito delle cessazioni. 
In occasione del primo contratto di comparto unico si è provveduto, all'articolo 70 del CCRL 7.12.2006, a ridenominare tale indennità in salario aggiuntivo confermando le modalità di finanziamento previste ai commi 3 e 4 del CCRL 26.11.2004. 
Si dà il caso quindi di un Ente che ha attuato una progressione verticale per un posto di nuova istituzione e nel contempo ha provveduto alla soppressione del posto di categoria inferiore ricoperto dal dipendente destinatario della progressione. Al momento del passaggio di categoria il dipendente ha in godimento un salario aggiuntivo  pari al valore previsto per il posto che è stato soppresso a seguito del passaggio di categoria. Pertanto, il valore in godimento da parte del dipendente deve continuare ad essere finanziato con le risorse previste dal fondo per la contrattazione collettiva, mentre la quota parte dei maggiori oneri (come differenza rispetto al valore in godimento da parte del lavoratore interessato) sarà a carico del bilancio dell'Ente. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è la corretta imputazione degli aumenti dello stipendio tabellare e del salario aggiuntivo, previsti dagli artt. 28 e 31 del CCRL 6/5/2008?

Risposta

In ordine al quesito riguardante l'imputazione dell'incremento del salario aggiuntivo previsto dall'art. 31 si precisa che il primo comma dell'articolo stesso dispone che tale incremento si applichi alle decorrenze e negli importi previsti dalle tabelle C e C bis. Nel secondo comma viene specificato che l'incremento in questione venga finanziato con le risorse del fondo per la contrattazione integrativa del personale degli Enti locali senza indicare altre specifiche forme di finanziamento. Pertanto, l'aumento previsto dell'art. 31, va finanziato solo ed esclusivamente con le risorse del fondo per la contrattazione integrativa indipendentemente dal fatto che l'attuale salario aggiuntivo, in alcuni casi specificati contrattualmente, sia totalmente imputato a bilancio. 
Per quanto attiene agli incrementi di cui all'art. 28 del CCRL 6/5/08 questa Agenzia ritiene valido l'orientamento già espresso in sede di commento al primo contratto di comparto unico del 7.12.2006 (vedi pag. 117 del Commento e prime note interpretative del CCRL 7.12.2006 e la nota operativa dell'Areran prot. 2451/06 del 29/12/2006) con il quale si prevedeva che gli incrementi dello stipendio tabellare previsti alle tabelle A, A bis e A ter venissero imputati al bilancio degli enti. Infatti, gli incrementi dello stipendio tabellare, concordati in sede di contrattazione di primo livello, sono stati certificati dalla Corte dei Conti come aumenti contrattuali cui gli enti fanno fronte con oneri a carico del proprio bilancio. Di conseguenza l'imputazione a bilancio si applica anche agli importi degli aumenti dello stipendio tabellare previsti dall'art. 28 e riferiti a progressioni orizzontali già attribuite, prima della sottoscrizione del contratto, ai sensi dell'art. 26 del CCRL 1.8.2002.Per quanto attiene al finanziamento delle nuove progressioni, contrattate in sede decentrata in data successiva a quella di entrata in vigore del contratto, i relativi importi saranno totalmente a carico del fondo delle risorse decentrate. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le corrette modalità di finanziamento dell’ex indennità di comparto ora denominata salario aggiuntivo – art. 26 CCRL 26/11/2004?

Risposta

L'articolo 70 del CCRL 7.12.2008 ha previsto che l'indennità di comparto prevista dall'art. 26 del CCRL 26.11.2004 venga ridenominata in "salario aggiuntivo per il personale degli Enti locali", mantenendo invariato sia l'importo già precedentemente stabilito nelle tabelle D e D (Area vigilanza) allegate al predetto CCRL, sia le modalità di finanziamento previste ai commi 3 e 4 del medesimo articolo. Pertanto,  ai fini di una corretta imputazione delle somme riferite all'ex-indennità di comparto ora salario aggiuntivo, si riportano, qui di seguito, i chiarimenti già espressi da questa Agenzia su tale argomento nel manuale operativo relativo al CCRL 26.11.2004: 
"Il valore mensile dell'indennità di comparto è determinato, con le decorrenze indicate al comma 3, secondo le indicazioni della tabella D allegata al CCRL, che prevede un valore unico per ciascuna delle categorie del sistema di classificazione senza diversificazioni né in base alle posizioni di accesso né in base alle posizioni di sviluppo economico. 
Il sistema di progressivo finanziamento della predetta indennità nei confronti del personale in servizio appare, per scelta contrattuale, alquanto complesso (comma 4) e merita di essere chiaramente esplicitato. 
Il percorso è il seguente: 
a) con decorrenza dall'1.1.2002, viene corrisposta una prima quota dell'indennità, nei valori indicati nella colonna 1 della citata tabella D, i cui oneri sono a carico del bilancio degli enti interessati, in quanto ricompresi nelle complessive risorse finanziarie a disposizione del rinnovo contrattuale; detta quota deve essere corrisposta nei confronti di tutto il personale in servizio (a tempo indeterminato o determinato) nell'anno 2002, anche se successivamente cessato per qualsiasi causa 
b) con decorrenza dall'1.1.2003, gli importi in godimento dal 2002 sono incrementati secondo le misure previste dalla colonna 2 della citata tabella D; questo specifico aumento deve essere finanziato mediante il prelievo delle corrispondenti somme dalle disponibilità previste dall'art. 25, comma 1, che ha disposto un incremento delle risorse decentrate stabili per un importo dello 0,62% del monte salari dell'anno 2001, esclusa la dirigenza; è evidente, di conseguenza, che l'entità complessiva delle risorse decentrate stabili subisce un altrettanto stabile decremento per un importo corrispondente alle somme prelevate; anche questa quota deve essere corrisposta a tutto il personale in servizio nel 2003, anche se successivamente cessato; 
c) con decorrenza 31.12.2003 ed a valere per l'anno 2004, (la citazione del 31.12.2003 non ha alcun effetto pratico in quanto è usata, come in altre circostanze, per un formale rispetto del termine biennale della parte economica del contratto) gli importi della indennità di comparto sono ulteriormente incrementati, per il personale in servizio al gennaio 2004, nelle misure indicate nella colonna 3 della richiamata tabella D; si perviene, così alla determinazione del valore finale dell'indennità come indicato nella colonna 4; anche questo ulteriore aumento deve essere finanziato con uno specifico prelievo a carico delle risorse decentrate di cui all'art. 24, comma 2 che hanno carattere di stabilità e di continuità; le medesime risorse, naturalmente, subiscono un decremento altrettanto stabile, per la cifra corrispondente alla complessiva somma prelevata. 
Il contratto chiarisce, infine, che (comma 4): 
a) le risorse prelevate dalle risorse decentrate stabili per finanziare gli incrementi indicati nelle lettere b) e c) del punto precedente, sono riacquisite nella disponibilità delle medesime risorse stabili in occasione della cessazione dal servizio del personale che ne ha beneficiato; nelle cessazioni dal servizio devono essere ricompresi anche i dipendenti trasferiti, per mobilità, ad altre amministrazioni secondo la disciplina dell'art. 30 del D. Lgs. n. 165 del 2001. Non rientrano nella nozione di "cessati" i dipendenti che hanno fruito di una progressione verticale per i quali vedi i chiarimenti successivi; 
b) le risorse riacquisite tra quelle decentrate stabili sono nuovamente destinate al finanziamento della medesima indennità di comparto in occasione di nuove assunzioni relative a posti che si sono resi vacanti a seguito delle cessazioni del personale interessato; la quota di indennità indicata al comma 3, lett. a) dell'art. 26 (per queste assunzioni in turn-over) resta sempre confermata a carico del bilancio dell'ente. 
E' del tutto evidente che per i nuovi assunti, sia su posti vacanti nella fase di prima applicazione della presente disciplina, (quindi negli anni 2002 e 2003) sia, a maggior ragione, su posti di nuova istituzione conseguenti ad incrementi di dotazione organica, l'importo della indennità di comparto deve essere interamente finanziata dal bilancio degli enti, i quali dovrebbero prevedere tale onere in sede di elaborazione della programmazione dei fabbisogni. 
I criteri appena illustrati per il finanziamento dell'indennità di comparto per i nuovi assunti sono utili anche con riferimento al personale che viene riclassificato nella categoria superiore a seguito di progressione verticale; i maggiori oneri della colonna 1 sono sempre a carico del bilancio, per quelli delle colonne 2 e 3 occorre distinguere: 
a) se il posto di organico conferito per progressione verticale era occupato da un lavoratore cessato dal servizio con recupero del finanziamento della propria quota dell'indennità di comparto tra le risorse stabili, la quota parte dei maggiori oneri (come differenza rispetto al valore in godimento da parte del lavoratore interessato) sarà sempre a carico delle medesime risorse decentrate stabili; 
b) se il posto era vacante negli anni 2002 e 2003 (quindi senza alcun pagamento della indennità di comparto) la quota parte dei maggiori oneri è a carico del bilancio dell'ente." 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ possibile non far gravare sul fondo, gli oneri relativi ad un dipendente in comando obbligatorio presso il giudice di pace, per la quota di progressioni orizzontali ed indennità di comparto, oppure pur contabilizzando detta quota sul Fondo aumentare il medesimo dell’importo rimborsato a tale titolo dal Ministero della Giustizia?

Risposta

La situazione soggettiva del dipendente in comando obbligatorio presso il Giudice di pace (ex art. 26 L. 468/1999) non è comparabile con la "cessazione del servizio" di cui agli articoli 26 e 27 del CCRL 26.11.2004. Infatti la  "cessazione del servizio" presuppone l'interruzione del rapporto di lavoro e può avvenire per dimissioni, licenziamento, ecc…, mentre il comando è la posizione del dipendente pubblico che è tenuto, per effetto di un provvedimento di durata provvisoria o in attesa del perfezionamento di un provvedimento definitivo, a prestare la propria attività presso un ufficio diverso da quello al quale appartiene. E' disposto per un periodo di tempo determinato e per far fronte a necessità di servizio. Alla luce di ciò, si comprende pertanto che gli oneri relativi al dipendente in questione devono continuare ad essere imputati al Fondo di cui all'art. 20 del CCRL 01.08.2002. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ possibile corrispondere l’indennità maneggio valori ad un soggetto incaricato di posizione organizzativa? (art. 61 CCRL 01/08/2002)

Risposta

Ai sensi dell'art. 33 del CCRL 1/8/02, come sostituito dall'art. 44 del CCRL 7/12/2006, i trattamenti della retribuzione di posizione e risultato assorbono tutte le competenze accessorie, compreso il compenso per lavoro straordinario, per un numero pari a 120 ore annue, nonché tutte le indennità correlate ad incarichi o funzioni, fatti salvi i trattamenti incentivanti nello stesso comma espressamente ed esaustivamente indicati. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ possibile istituire e remunerare il servizio di reperibilità presso l’ufficio di stato civile comunale? (art. 55 CCRL 1/8/2002)

Risposta

La prassi consolidata di attivare il servizio di reperibilità presso gli uffici di stato civile deriva dalla necessità di consentire all'ufficio di rispettare i termini normativi entro cui devono essere acquisite le denuncie e rilasciati gli atti di competenza. 
In particolare modo l'art.138 Ord.Stato civile prevede che "la dichiarazione di morte è fatta entro ventiquattro ore dal decesso all'ufficiale di stato civile del luogo da uno dei congiunti o da persona convivente col defunto o da un loro delegato o, in mancanza, da persona informata dei fatti"
Si ricorda, tuttavia, che "tale termine non è perentorio ma ordinatorio non essendo richiesta la pronuncia del giudice per la validità dell'atto formato oltre i termini di legge (come nel caso dell'atto di nascita). Occorre, infatti, tenere presente che il termine può scadere in ore di chiusura dell'ufficio e ne consegue che un ritardo non può che essere tollerato".
Nonostante l'ordinatorietà del termine (si noti che anche la reperibilità attivata il sabato non sarebbe in grado di assicurare il rispetto delle 24 ore quale termine per presentare le denunce di morte) si considera buona regola evitare la chiusura dell'ufficio di stato civile per due giorni interi consecutivamente. 
Proprio per evitare tale eventualità, come detto, viene attivata la reperibilità per gli addetti a questo ufficio. 
La reperibilità è la prestazione del lavoratore consistente nell'obbligo dello stesso di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, al di fuori dell'orario normale di lavoro, in vista di una eventuale prestazione lavorativa e, ove si determini tale eventualità, di effettuarla entro un lasso di tempo ragionevolmente breve dal momento della chiamata (Cass.sez. lav. 5 giugno 1987, n. 4940; Cass 9 settembre 1991, n. 9468; Cass. Sez. lav 7 giugno 1995, n. 6400). 
In mancanza di una disciplina legislativa dell'istituto, la reperibilità trova la sua regolamentazione nelle disposizioni contrattuali (art.  55 CCRL 2002). 
E' competenza dell'ente, nella sua veste di datore di lavoro, individuare le aree di pronto intervento e l'istituzione del servizio di pronta reperibilità, sulla base di una autonoma valutazione delle proprie esigenze organizzative. 
Vista l'attinenza del servizio di pronta reperibilità con i criteri generali relativi all'articolazione dell'orario di servizio, che è materia di concertazione sindacale, anche la decisione di introdurre tale servizio è soggetta a tale modello di relazioni sindacali. 
Rispondendo il servizio di pronta reperibilità ad una precisa scelta organizzativa del datore di lavoro pubblico, ove l'istituto sia stato attivato nel rispetto della disciplina contrattuale (rispetto dei limiti mensili, riconoscimento della specifica remunerazione, rotazione tra gli addetti all'ufficio, ecc.) e del modello delle relazioni sindacali, si ritiene che il lavoratore non possa rifiutarsi di essere posto in reperibilità. 
Anche la durata della reperibilità, per la quale non è previsto un limite minimo, è definita dall'amministrazione, nel rispetto delle disposizioni contrattuali, nell'esercizio dei propri poteri di datore di lavoro. Si noti che la disposizione contrattuale fissa un limite minimo per il frazionamento dell'indennità e non per il frazionamento del periodo in cui il dipendente viene posto in reperibilità
La reperibilità costituisce, tuttavia, un evidente sacrificio per il lavoratore in quanto si traduce in una limitazione parziale del suo diritto di godere dei diversi periodi di riposo a lui spettanti e va perciò remunerata. 
La quantificazione della remunerazione è definita dall'art. 55 del CCRL 2002 che nel quantificare gli importi orari spettanti al dipendente posto in reperibilità prevede che l'indennità non è frazionabile in misura inferiore a quattro ore. 
Con tal disposizione non si è voluto porre un limite al potere di organizzazione dell'ente, che come detto non incontra limiti minimi da rispettare, ma si è ritenuto di garantire il lavoratore che pur in presenza di un ridotto periodo di tempo in cui si deve rendere reperibile subisce una significativa  limitazione alla possibilità di disporre del proprio tempo libero(anche una sola ora di reperibilità costringe il dipendente ad non allontanarsi eccessivamente dalla propria sede di lavoro).Gli viene, pertanto, assicurato, indipendentemente dalla durata concreta della reperibilità, un trattamento economico minimo non inferiore alla remunerazione di quattro ore di reperibilità.  
Si precisa, infine, che sussistendo, in tema di reperibilità,  una precisa norma contrattuale di riferimento non sia possibile compensare la prestazione lavorativa svolta in reperibilità attraverso istituti diversi quali l'indennità per attività svolta in condizioni particolarmente disagiate ovvero quella per specifiche responsabilità. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Al dipendente in “reperibilità”, qualora venga chiamato per un intervento, può essere corrisposto oltre all’indennità di reperibilità, di cui all’art.55 del CCRL 01.08.2002, anche il compenso per il lavoro straordinario per le ore di effettivo intervento?

Risposta

Un dato acquisito ormai da tempo dalla giurisprudenza,è che l'indennità di reperibilità rappresenta solo un obbligo accessorio del dipendente, non equiparabile in alcun modo all'attività lavorativa né al cd. lavoro di attesa né tantomeno al lavoro straordinario. 
Inoltre, risulta opportuno distinguere l'indennità di reperibilità, che serve unicamente a compensare il "disagio" arrecato al lavoratore reperibile e che non compete mai in caso di servizio effettivo, dal compenso spettante per l'ipotesi in cui alla reperibilità segua anche la chiamata e quindi un'effettiva prestazione lavorativa. 
Stante quanto premesso, al fine di dare risposta allo specifico quesito, si rimanda a quanto disposto dalla disciplina contrattuale, sia regionale che nazionale, vigente in materia per gli Enti locali della Regione Autonoma FVG. In particolare, a livello regionale, il riferimento va a quanto disposto dall'art.55 del CCRL 01.08.2002, rubricato appunto "Reperibilità" che, peraltro, riprende pedissequamente, almeno per quanto riguarda le disposizioni contenute nei primi quattro commi, la disciplina di cui all'art.23 del CCNL 14.9.2000. Invero, a livello nazionale, la disciplina posta dalla fonte contrattuale risulta maggiormente integrata e dettagliata rispetto a quella regionale. Infatti, al suddetto art.23 del CCNL 14.9.2000, è stato aggiunto un ulteriore comma dall'art.11 del CCNL 5.10.2001, ovvero il comma 5, il quale così dispone: "In caso di chiamata, le ore di lavoro prestate vengono retribuite come lavoro straordinario o compensate, a richiesta (…), con equivalente recupero orario; per le stesse ore è esclusa la percezione del compenso do cui ai commi 1 e 4". 
Dalla lettura della disposizione contrattuale in esame si evince che l'indennità di reperibilità compete al lavoratore per i soli periodi di "attesa" o di "disponibilità" e non anche per i periodi di reale prestazione lavorativa che, invece, devono essere compensati secondo le previsioni dell'art.23, comma 5 del CCNL 14.9.2000. 
Per quanto riguarda il rapporto tra detta indennità e il compenso per lavoro straordinario, si ritiene che  se il dipendente in turno di reperibilità di 6 ore in giorno feriale viene chiamato a rendere una prestazione lavorativa di 2 ore, avrà diritto all'indennità di reperibilità (maggiorata del 10%) solo per 4 ore mentre per le 2 ore di prestazione rese a seguito della chiamata egli avrà diritto al solo compenso per lavoro straordinario (o ad equivalente recupero orario). 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ legittimo erogare l’indennità di rischio al personale che utilizza il computer in via continuativa e diretta e tale indennità può essere riconosciuta al personale della polizia locale a cui è già stata attribuita l’indennità di cui all’art. 30, comma 10 del CCRL 01.08.2002 (indennità funzionale personale di vigilanza) (art. 62 CCRL 01/08/2002)?

Risposta

Per quanto riguarda il primo quesito, ovvero se è legittimo erogare l'indennità di rischio al personale che utilizza il computer in via continuativa e diretta, si precisa che, ai sensi di quanto disposto dall'art. 62 del CCRL 01.08.2002, compete all'Ente in sede di contrattazione collettiva decentrata integrativa individuare "le prestazioni di lavoro che comportano continua e diretta esposizione a rischi pregiudizievoli per la salute e per l'integrità personale, assicurando comunque le condizioni di rischio già riconosciute presso l'ente". Il dispositivo dell'art. 62 del CCRL 01.08.2002 riconosce l'autonoma determinazione dell'Ente ad individuare le attività rischiose in tanto in quanto l'Ente svolga attività peculiari che comportino l'effettiva esposizione al rischio, considerato che non tutti gli Enti svolgono le medesime attività. Peraltro, il riconoscimento dell'attività rischiosa presuppone una puntuale identificazione del rischio e delle concrete condizioni che lo determinano, non potendo mai tradursi in semplici generiche definizioni di attività rischiose. 
Ciò posto, comunque, la discrezionalità dell'Ente volta proprio ad assicurare all'Ente stesso la possibilità di definire autonomamente la rischiosità di attività peculiari, quando sia riferita ad attività del tutto generiche e generalizzate in tutte le pubbliche amministrazioni, come l'uso di videoterminali, non si ritiene possa comportare una definizione di rischio in assenza di una generale e condivisa identificazione del rischio stesso. Detto in altri termini, qualora ci si riferisca all'utilizzo, ormai comune a gran parte dei dipendenti pubblici, di computer sembra poco coerente che alcuni Enti possano riconoscere la sussistenza di un rischio che nelle pubbliche amministrazioni, laddove effettivamente accertato, non trova ad oggi riconoscimento a livello generale. 
Per quanto attiene il secondo quesito, ovvero se l'indennità di rischio possa essere riconosciuta al personale della polizia locale a cui è già stata attribuita l'indennità di cui all'art. 30, comma 10 del CCRL 01.08.2002 (indennità funzionale personale di vigilanza), si ritiene che l'indennità di rischio non vada corrisposta a tutti gli agenti della polizia locale, in quanto le relative mansioni non sembrano coincidere con una tipica prestazione rischiosa, secondo la comune valutazione, in quanto non è il solo profilo professionale che deve essere preso in considerazione per una corretta individuazione del rischio, ma l'ambiente e le condizioni di lavoro quando gli stessi fanno emergere una esposizione del dipendente particolarmente nociva per la propria salute. Di conseguenza, il personale della polizia locale può eventualmente essere coinvolto nella applicazione della disciplina sul rischio, ma solo limitatamente ai soggetti che si trovino nelle specifiche condizioni stabilite in sede locale. Inoltre il CCRL ha già riconosciuto una specifica tutela economica con l'attribuzione dell'indennità di cui al combinato disposto dell'art. 30, comma 10 del CCRL 01.08.2002 con l'art. 8 del CCRL 26.11.2004, che vuole proprio remunerare anche lo specifico rischio delle relative prestazioni. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ legittimo riconoscere al personale della polizia locale l’indennità di rischio e/o quella per attività particolarmente disagiate?

Risposta

Con riferimento alla possibilità di corrispondere al personale della polizia locale l'indennità di rischio prevista dall'art. 62 del CCRL 1/8/02, si ritiene preliminarmente che tale indennità non vada corrisposta generalmente a tutto il personale della polizia locale, in quanto le relative mansioni non sembrano coincidere con una tipica prestazione rischiosa, secondo la comune valutazione, in quanto non è il solo profilo professionale che deve essere preso in considerazione per una corretta individuazione del rischio, ma l'ambiente e le condizioni di lavoro quando gli stessi fanno emergere una esposizione del dipendente particolarmente nociva per la propria salute. Di conseguenza, il personale della polizia locale può eventualmente essere coinvolto nella applicazione della disciplina sul rischio, ma solo limitatamente ai soggetti che si trovino nelle specifiche condizioni stabilite in sede locale e che pertanto svolgano attività che comportano continua e diretta esposizione a rischi pregiudizievoli per la salute e per l'integrità personale. 
Inoltre,  il CCRL ha già riconosciuto una specifica tutela economica con l'attribuzione dell'indennità di cui al combinato disposto dell'art. 30, comma 10 del CCRL 01.08.2002 con l'art. 8 del CCRL 26.11.2004, che vuole proprio remunerare la specificità delle relative prestazioni. 
Per quanto riguarda l'attribuzione allo stesso personale del compenso per attività particolarmente disagiate previsto contrattualmente per la  sola categoria PLA della polizia locale, si ritiene che nulla osti a che la contrattazione decentrata integrativa si accordi per remunerare l'attività di ricezione, raccolta,ricovero, accudimento di animali infetti e smaltimento di carcasse attraverso tale previsione purchè sia esclusa a priori qualsiasi forma di cumulo con l'indennità di rischio e che l'importo di tale compenso sia fissato con criteri di ragionevolezza tenendo conto dei valori già determinati contrattualmente per situazioni analoghe. Sarebbe infatti contestabile la fissazione di un'indennità di disagio superiore a quella del rischio. Tali considerazioni sono giustificate dal fatto che la stessa condizione di lavoro non può legittimare l'erogazione di due o più compensi e che la condizione di rischio è da considerarsi una fattispecie tipica della più ampia "condizione di disagio" per la quale il contratto collettivo ha ritenuto di fissare il compenso in € 30,00 mensili lordi. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le modalità di corresponsione dei compensi per il personale turnista qualora lo stesso sia chiamato a svolgere , in via ordinaria, attività lavorativa in giorno festivo, ma con un orario di servizio giornaliero inferiore alle 10 ore (art. 54 CCRL 01/08/2002)

Risposta

La disciplina in materia di turnazioni è definita dall'art.54 del CCRL 01.08.2002, che, peraltro, riprende pedissequamente la previgente disciplina nazionale di cui all'art.22 del CCNL 14.09.2000 - personale non dirigente del comparto Regioni ed Autonomie Locali. 
Secondo l'articolo contrattuale in argomento i compensi per l'indennità di turno possono essere corrisposti a condizione che le prestazioni lavorative svolte in turnazione, in strutture operative che prevedano un orario di servizio giornaliero di almeno 10 ore, siano distribuite nell'arco del mese in modo da realizzare una equilibrata ed avvicendata distribuzione di turni antimeridiani, pomeridiani e, se previsti, notturni. 
Pertanto, dalla lettura della succitata disciplina contrattuale, si evince che i presupposti che devono sussistere al fine della configurazione di un turno sono i seguenti: 
- effettiva rotazione del personale in prestabilite articolazioni giornaliere, che deve essere garantita dall'Ente in base alla propria organizzazione; 
- esistenza di strutture operative che prevedano un orario di sevizio continuativo di almeno 10 ore  (art.54, comma 3 CCRL 01.08.2002: "i turni diurni, antimeridiani e pomeridiani, possono essere attuati in strutture operative che prevedano un orario di servizio giornaliero di almeno 10 ore"); 
- avvicendamento: in merito alla cd. "distribuzione avvicendata" dei turni, l'art.54, comma 2 del CCRL 01.08.2002 dispone espressamente che: "Le prestazioni lavorative svolte in turnazione, ai fini della corresponsione della relativa indennità, devono essere distribuite nell'arco del mese in modo tale da far risultare una distribuzione equilibrata e avvicendata dei turni effettuati in orario antimeridiano, pomeridiano e, se previsto, notturno, in relazione all'articolazione adottata dall'Ente". In particolare, l'avvicendamento dei turni si realizza qualora il numero dei turni di lavoro prestati in orario antimeridiano sia sostanzialmente equivalente a quello prestato in orario pomeridiano e, analoga equivalenza, deve valere anche per i turni notturni, ove previsti; fermo restando che il periodo di riferimento per calcolare la condizione di equilibrio dei turni ovvero la loro "ciclicità", è riferito almeno al mese. 
In presenza di tali condizioni al personale turnista è corrisposta una indennità che compensa interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell'orario di lavoro, riguardante anche le giornate festive, i cui valori sono stabiliti nel sopraccitato art.54, comma 5 del CCRL 01.08.2002, con la precisazione che l'indennità è corrisposta solo per i periodi di effettiva prestazione di servizio in turno. L'indennità deve essere corrisposta per le sole ore del debito orario ordinario settimanale mentre eventuali prestazioni eccedenti sono compensate secondo la disciplina del lavoro straordinario. 
Le ore in turno ordinario di una giornata festiva infrasettimanale, devono essere compensate con l'indennità di turno festiva. Se il turno ordinario ricomprende anche la domenica,  l'indennità da corrispondere è sempre quella del turno festivo (es. turno dal martedì alla domenica, con riposo settimanale il lunedì). 
Nel caso di prestazione non ordinaria del lavoratore turnista in giornata di riposo settimanale (domenica), non deve essere corrisposta l'indennità di turno, ciò in quanto il periodo ordinario del turno si è esaurito nei 5 o 6 giorni precedenti. 
Nell'ipotesi in cui l'Amministrazione, tenuto conto delle proprie esigenze organizzative, abbia previsto, invece, in via ordinaria, un'articolazione dell'orario di servizio su 7 giorni a settimana,  ma con una durata inferiore alle 10 ore giornaliere (presupposto per l'erogazione dell'indennità di turno ai sensi dell'articolo 54, comma 3, del CCRL 01.08.2002)  la stessa sarà tenuta a corrispondere al personale dipendente i compensi specificamente previsti dall'articolo 56, comma 5, del CCRL 01.08.2002. 
L'articolo 56, comma 5, del CCRL 01.08.2002 dispone infatti quanto segue: "Anche in assenza di rotazione per turno, nel caso di lavoro ordinario notturno e festivo è dovuta una maggiorazione della retribuzione oraria nella misura del 20%; nel caso di lavoro ordinario festivo – notturno la maggiorazione dovuta è del 30%."
Pertanto, nell'ipotesi in cui il personale sia chiamato a prestare, in via ordinaria e anche in assenza di rotazione per turno, attività lavorativa in giornata festiva, allo stesso competerà la maggiorazione della retribuzione oraria nella misura del 20% per prestazione resa nella fascia oraria diurna e nella misura del 30% per prestazione resa nella fascia oraria notturna, ovvero dalle ore 22.00 alle ore 06.00. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le modalità di calcolo dell’indennità di turno di cui all’art. 54 CCRL 1/8/02?

Risposta

L'art. 54, comma 5, del CCRL 1.8.2002 prevede che al personale turnista sia corrisposta un'indennità al fine di compensare il disagio derivante dalla particolare articolazione dell'orario di lavoro. Tale indennità prevede una maggiorazione del valore economico orario ottenuto dividendo per 156 la retribuzione così come definita all'art. 21, comma 2, lett. C) del CCRL 26.11.2004, la quale ricomprende la retribuzione iniziale di ogni singola categoria, gli incrementi economici conseguiti a seguito di progressione orizzontale, la retribuzione di anzianità, la retribuzione di posizione e gli altri assegni personali a carattere continuativo e non riassorbibile. Dalla citata norma contrattuale si può senz'altro ritenere che all'interno della nozione di assegni personali a carattere continuativo e non riassorbibile non possono essere ricomprese le indennità percepite dal dipendente che attengono ad un suo particolare profilo professionale o a specifiche attività dallo stesso esercitate. Pertanto le indennità di vigilanza, quelle corrisposte al personale degli asili nido e quella corrisposta al personale della categoria A e B, posizione economica B1, non può essere inserita nella base di calcolo della maggiorazione dell'indennità di turno. Si ritiene che tale dettato normativo sia comunque valido anche per il personale della polizia locale in quanto il trattamento economico fondamentale è quello stabilito dalle tabelle G e H e l'indennità di vigilanza non viene ricompressa nella definizione di retribuzione sopracitata ma viene corrisposta come una voce retributiva riferita alla particolare tipologia di lavoro e pertanto non va ricompresa nella base di calcolo della maggiorazione per l'indennità di turno. Per quanto attiene al divisore orario necessario al fine di calcolare la misura oraria dell'indennità di turno si precisa che l'art. 21, comma 3, del CCRL 26.11.2004 stabilisce che la retribuzione oraria si calcola dividendo la corrispondente retribuzione mensile per 156. Nel caso in cui l'ente abbia proceduto ad una riorganizzazione con conseguente riduzione dell'orario di lavoro ai sensi dell'art. 85 del CCRL 1.8.2002, il divisore orario, necessario al calcolo della maggiorazione dell'indennità di turno, va riproporzionato al numero delle ore (35 ore medie settimanali) e di conseguenza risulta pari a 151,66. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Nel calcolo dell’indennità di turno di cui all’art. 54 CCRL 1/8/02 deve essere considerata anche l’indennità di comparto?

Risposta

Per quanto attiene all'indennità di comparto si precisa che, con l'art. 70 del CCRL 7.12.2006, tale indennità è stata ridenominata "salario aggiuntivo per il personale degli Enti locali" e inserita, per effetto di quanto disposto dall'art. 60, comma 2, lettera d) del medesimo contratto, nella definizione di retribuzione globale di fatto. La definizione di retribuzione, prevista dall'art. 54 del contratto 01.08.2002, come base di calcolo per la maggiorazione dell'indennità di turno, corrisponde alla nozione di retribuzione individuale mensile di cui all'art. 60, comma 2, lettera c) del CCRL 07.12.2006. Ne consegue, che l'indennità di comparto non può essere assunta a base di calcolo per la determinazione delle maggiorazioni orarie da corrispondersi a titolo di indennità di turno. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

In caso di sovrapposizione dei turni per un breve lasso di tempo viene meno il diritto alla relativa indennità? E’ possibile modificare l’articolazione del turno con un breve preavviso al lavoratore?

Risposta

L'ipotesi di sovrapposizione dei turni per un breve lasso di tempo non fa venir meno il diritto alla relativa indennità. 
Per i principi di correttezza e buona fede è richiesto che eventuali modifiche agli orari di articolazione del turno debbano essere preventivamente regolamentati in ipotesi il più possibile prevedibili e con un'adeguata e tempestiva modalità di comunicazione agli interessati. La giurisprudenza ha infatti ravvisato che modificazioni dell'orario di lavoro assunte in un tempo che non garantisca una conoscenza preventiva adeguata possano essere ritenute arbitrarie e lesive della dignità del lavoratore in quanto pregiudizievoli delle esigenze di programmabilità del tempo libero che anche nei confronti del lavoratore a tempo pieno ha una sua specifica importanza. E' quindi consigliabile nell'ambito della contrattazione definire, nell'ambito dei criteri generali delle politiche dell'orario di lavoro, specifiche modalità di modifica dell'orario di lavoro che contemperino sia gli interessi pubblici dell'ente che quelli del lavoratore. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

L’indennità di vacanza contrattuale và riconosciuta al personale cessato? (art. 76 CCRL 01/08/2002 e art. 3 CCRL 29/02/2008)

Risposta

L'indennità di vacanza contrattuale è disciplinata dall'art. 76 del CCRL 7.12.2006 il quale prevede che tale indennità venga corrisposta al personale in servizio "attraverso l'erogazione di un assegno lordo mensile, fatti salvi i successivi conguagli, in misura corrispondente al 50% della somma dei tassi di inflazione programmata del biennio di riferimento". La natura dell'indennità di vacanza contrattuale si viene quindi a configurare come un anticipo sui futuri incrementi contrattuali e "rappresenta un elemento provvisorio della retribuzione da definire e conguagliare in sede di accordo contrattuale"
I presupposti per l'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale si sono realizzati dopo che le OO.SS. hanno presentato la piattaforma contrattuale e, di conseguenza, tale indennità è stata erogata, così come disposto dal comma 2, del medesimo art. 76, con decorrenza dal giorno successivo alla scadenza del biennio precedente (precisamente dal 1.1.2006), comportando per gli enti un'operazione di  conguaglio relativa alle mensilità precedenti a quella di liquidazione.
A parere di questa Agenzia il disposto contrattuale "al personale in servizio" è da intendersi come riferito al personale in servizio presso il comparto al momento dell'erogazione dell'indennità e non va quindi limitato al personale in servizio presso l'ente erogatore dell'indennità medesima. Alla luce di quanto detto, pertanto, tale indennità va erogata anche a tutto il personale che, per effetto di procedure di mobilità, è confluito in altro ente del comparto e, alla data dell'erogazione dell'indennità, risulti ancora in servizio. Viceversa al personale cessato per dimissioni o per collocamento in quiescenza il diritto a percepire tale indennità non sussiste in quanto a tale personale verranno corrisposti direttamente gli aumenti contrattuali negli importi e alle date previsti dal nuovo contratto collettivo regionale. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)