INDENNITÀ

Domanda

L’indennità di vacanza contrattuale và riconosciuta al personale dirigenziale assunto a tempo determinato?

Risposta

Per quanto riguarda il personale dirigente a cui va erogata l’indennità di vacanza contrattuale, l’art. 3, comma 6 del CCRL 29/02/2008 dispone che essa compete solo al personale dirigente a tempo indeterminato. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

L’indennità di cui all’art. 16 CCRL 1/8/02 deve essere riassorbita a seguito di progressione orizzontale? (artt. 16 CCRL 01/08/2002 e 25 CCRL 26/11/2004)

Risposta

Il contratto collettivo regionale di lavoro del 1.8.2002 all'art. 16, ultimo comma, conferma la corresponsione dell'indennità di euro 64,56 annui lordi, prevista dall'art. 4, comma 3 del CCNL 16.7.1996, al personale che viene assunto nella categoria A o in profili collocati nella categoria B, posizione economica B1. Tale indennità continua, inoltre, ad essere corrisposta al personale inquadrato, per effetto della norma d'inquadramento prevista dall'art. 29 del CCRL 1.8.2002, nelle medesime categorie e che, pertanto, già la percepiva antecedentemente. Un tanto chiarito, si fa presente che nessuna norma contrattuale prevede che tale indennità venga riassorbita per effetto di progressioni orizzontali, ne deriva che la stessa va mantenuta indipendentemente dalle posizioni economiche possedute. Tale orientamento era già stato anticipato da questa Agenzia nel Manuale operativo nella parte riguardante il commento all'art. 25 del CCRL 26.11.2004. 


(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

L’indennità di cui all’art. 16 CCRL 1/8/02 cessa di essere corrisposta in caso di progressione orizzontale nell’ambito delle categorie A e B? E nell’ipotesi di progressione verticale?

Risposta

Con riferimento al combinato disposto reso dall'art.4, comma 3 del CCNL 16.7.1996, dall'art.16, comma 4, del CCRL 01.08.2002 e dal successivo art.25, comma 6, del CCRL 26.11.2004, in merito alle disposizioni contrattuali che confermano la corresponsione dell'indennità di € 64,56, annue lorde, per il personale inquadrato nelle categorie A e B, si precisa che tale emolumento spetta a fronte della permanenza del prestatore nella categorie di riferimento (A e B), a prescindere dalla posizione economica attribuita o successivamente conseguita a seguito di progressione orizzontale. 
Da ciò si evince, in modo palese, che l'indennità di cui in narrativa, è strettamente correlata allo svolgimento delle mansioni proprie delle ex qualifiche funzionali dalla I alla IV, ("Al personale appartenente alle qualifiche dalla I alla IV, a decorrere dal 1 dicembre 1997 è corrisposta una indennità specifica pari a L.125.000 annue lorde, per dodici mensilità" - art.4, comma 3 del CCNL 16.07.1996). Mansioni quest'ultime attualmente ascritte alle categorie A e B. Stante la natura di controprestazione della predetta indennità, a fronte dell'esercizio delle mansioni, questa deve continuare ad essere corrisposta al personale appartenente alle ex qualifiche professionali dalla I alla IV, non solo in sede di primo inquadramento nel nuovo sistema di classificazione, ma, altresì, anche in occasione di progressioni orizzontali all'interno delle categorie A e B da parte del medesimo personale, in quanto la progressione economica, all'interno delle categoria di riferimento, non costituisce un mutamento dello status giuridico nè delle mansioni esigibili. Pertanto, il dipendente interessato, mantiene il diritto al riconoscimento dell'indennità di € 64,56, annue lorde, di cui agli articoli 16, c.4 del CCRL 01.08.2002 e 25, c.6 del CCRL 26.11.2004, sino a quando permane nelle categorie di riferimento in quanto chiamato a svolgere le mansioni per le quali l'indennità viene corrisposta. 
Solo qualora il lavoratore subordinato sia beneficiario di una progressione verticale verso una diversa categoria (cat.C), e quindi solo a fronte della novazione dello status giuridico del prestatore a questi, non essendo più chiamato a svolgere le mansioni in narrativa, non dovrà più essere corrisposto l'emolumento in questione. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Continua a spettare l’indennità di cui all’art. 16 comma 4 del CCRL 01.08.2002, ai dipendenti inquadrati in cat. B, posizione economica B4 anche a seguito del cambio di categoria e profilo che li vede ora inquadrati in cat. PLS in qualità di “ausiliari del traffico”?

Risposta

Il dispositivo dell'art. 16, comma 4 del CCRL 01.08.2002, prevede espressamente che: "E' confermata per il personale assunto in profili della categoria A o in profili collocati nella categoria B, posizione economica B1, o che vi perviene per effetto della progressione verticale di cui all'art. 27, l'indennità di € 64,56 annui lordi, di cui all'art. 4, comma 3 del CCNL del 16.07.1996; la stessa viene alimentata con i fondi di cui all'art. 20". Tale norma contrattuale pare molto chiara nel suo dettato quando parla espressamente di "profili della categoria A o in profili collocati nella categoria B (…)", pertanto si ritiene che l'indennità mensile di € 5,38 di cui all'art. 16, comma 4 del CCRL 01.08.2002, vada corrisposta solo per i dipendenti che si trovano inquadrati nella categoria A o nella categoria B, ed al contempo si ritiene di escludere che la suddetta indennità continui ad essere corrisposta nel momento in cui il dipendente cambia il proprio profilo professionale, nonché categoria di appartenenza, assumendo come nel caso in questione il nuovo profilo di "ausiliario del traffico", corrispondente alla categoria PLS. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ possibile attribuire in capo allo stesso soggetto entrambe le indennità per specifiche responsabilità di cui all’art. 21 comma 2 lett. e) del CCRL 01/08/2002 e all’art. 30 comma 2 del CCRL 26/11/2004 per l’esercizio delle medesime funzioni?

Risposta

Si osserva che l'indennità di cui all'art. 21 co. 2 lett.) l), prevista fino ad un massimo di € 300,00= annui lordi, è diretta a compensare,  fra l'altro, le specifiche responsabilità del personale delle categorie B,C e D, attribuite con atto formale dagli Enti, derivanti dalle qualifiche di Ufficiale di Stato civile e anagrafe ed Ufficiale elettorale. Tale indennità costituisce una specie della più generale categoria delle specifiche responsabilità compensate dalla lett. e) dello stesso art. 21 co. 2. In osservanza al principio generale, ormai consolidato in sede di contrattazione decentrata integrativa, per il quale diversi compensi possono essere cumulati ma solo in presenza di una effettiva diversità del titolo in base al quale sono corrisposti, si ritiene che per compensare le medesime funzioni non sia legittima l'attribuzione in capo allo stesso soggetto di entrambe le indennità. In sede di contrattazione decentrata integrativa andranno, pertanto, individuati, oltre alla quantificazione delle risorse disponibili per tali indennità, anche i criteri e le condizioni per il pagamento dell'incentivo che, nel caso qui trattato, per l'indennità di cui alla lett. l) dell'art. 21 comma 2 dovrà compensare l'effettivo esercizio delle funzioni di Ufficiale di Stato civile e anagrafe e/o di Ufficiale elettorale a fronte di atto formale di attribuzione delle funzioni stesse da parte dell'organo competente, mentre per l'indennità di cui alla lett. e) dello stesso art. 21 comma 2, essa dovrà compensare diverse situazioni e contenuti di responsabilità, secondo le fattispecie, criteri, valori e procedure stabilite sempre in sede di contrattazione decentrata integrativa che tengano necessariamente conto del principio generale sopra richiamato. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Il compenso previsto dall’art. 30, comma 2 del C.C.R.L. del 26.11.2004 per il personale con qualifica di Ufficiale di Stato Civile ed Anagrafe deve essere liquidato a tutto il personale incaricato con atto formale di dette funzioni o deve essere liquidato solo all’addetto che effettivamente svolge tale incarico? Tale compenso spetta al dipendente incaricato anche di posizione organizzativa?

Risposta

L'art. 30, comma 2 del CCRL 26.11.2004,  con l'istituzione di tale indennità , introduce la possibilità di compensare, fino ad un massimo di € 300 l'anno, specifiche responsabilità attribuite, con provvedimento formale dell'Ente, al personale di categoria B, C, e D, connesse alle specifiche funzioni previste dalla norma stessa. Il compenso può essere riconosciuto al personale che riveste la qualifica di Ufficiale di stato civile e anagrafe, di Ufficiale elettorale, di responsabile dei tributi , o di responsabile degli archivi informatici. Può essere altresì riconosciuto per compensare le funzioni di Ufficiale giudiziario attribuite ai messi notificatori, e le responsabilità affidate agli archivisti informatici, agli addetti agli uffici per le relazioni con il pubblico, ai formatori professionali, nonché al personale addetto ai servizi di protezione civile. Questa Agenzia ritiene la materia demandata alla sede decentrata. A ben vedere, il comma 2, lett. c) del CCRL 1.08.2002 demanda alla contrattazione decentrata la materia inerente le fattispecie, i criteri, i valori per l'individuazione e la corresponsione dei compensi relativi alle finalità previste nell'art. 21, comma 2, lettere d), e) ed f) del medesimo contratto;  la lettera i), aggiunta a tale comma con l'art. 30 del CCRL 26.11.2004, non è compresa espressamente nel demando ma si ritiene che un'interpretazione sistematica delle norme contrattuali, anche nel loro succedersi temporale, non possa che portare ad affermare l'intervento della contrattazione decentrata integrativa anche in tema di compensi ex art. 21, comma 2, lett. i).  La contrattazione decentrata integrativa dovrà, cioè, definire le modalità di attribuzione e di erogazione dei compensi, nonché gli importi da erogare nel limite massimo di  € 300. Alla luce di quanto detto è possibile affermare che sarebbe opportuno un passaggio in sede decentrata,  al fine di stabilire i criteri di erogazione di dette indennità in presenza di più incaricati delle funzioni di Ufficiale di Stato Civile ed Anagrafe, tenuto conto che l'erogazione di tali compensi presuppone l'effettivo svolgimento delle funzioni per le quali sono previsti. Una diversa impostazione rischia di vanificare la ratio del loro riconoscimento. 
Si rappresenta infine l'impossibilità di riconoscere il compenso di cui trattasi ad un dipendente, formalmente incaricato dello svolgimento delle relative funzioni, che sia anche incaricato di una  Posizione Organizzativa. L'art. 44, comma 1, del CCRL 7.12.2006, in particolare nel periodo in cui, con riferimento al trattamento economico accessorio dei titolari di posizione organizzativa, prevede che "Tale trattamento assorbe tutte le competenze accessorie, compreso il compenso per il lavoro straordinario, per un numero pari a 120 ore annue, nonché tutte le indennità correlate ad incarichi o funzioni, fatti salvi i trattamenti incentivanti la produttività di cui all'art. 11 della L. R. n. 14/2002 e successive modifiche ed integrazioni, all'art. 72, DPR n. 268/87, che limitatamente a tal fine resta operante, all'art. 59, lett. p), del D. lgs 446/97, allo straordinario elettorale e referendario, nonché ai compensi ISTAT per attività comunque svolte al di fuori del normale orario di lavoro", sancisce l'assorbimento di tutte le indennità correlate ad incarichi e funzioni, quale appunto quella prevista dalla norma contrattuale di cui all'oggetto. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ possibile considerare “forma associativa” anche la costituzione del Servizio Sociale di Ambito con pianta organica aggiuntiva e quindi applicabile la previsione di cui all’articolo 24 del CCRL 6.5.2008 anche alla POA, qualora, a seguito della costituzione, si verifichi una effettiva riduzione delle posizioni organizzative?

Risposta

La diversa disciplina contrattuale per il personale assegnato alle forme associative di cui alla L.R. n. 1/2006 e per il personale transitato per mobilità alla Pianta organica aggiuntiva costituita presso l'Ente gestore dei servizi sociali ai sensi della Legge n. 6/2006, deriva da precise direttive formulate dai datori di lavoro che, in considerazione della diversa natura degli istituti e delle diverse implicazioni che ne derivano sul rapporto di lavoro del personale coinvolto, avevano espresso l'intendimento di prevedere contrattualmente sezioni dedicate all'una e all'altra fattispecie già con il CCRL 7.12.2006. 
In tale sede, infatti, sono state dettate specifiche e diverse disposizioni per il personale delle forme associative di cui al Titolo II, capo V, della L.R. n. 1/2006 e per il personale assegnato al servizio sociale dei comuni di cui al Titolo II, capo IV, della L.R. n. 6/2006. 
Analoga indicazione è stata quindi riproposta nelle direttive datoriali emanate per la contrattazione collettiva regionale di lavoro relativa al quadriennio giuridico 2006/2009, biennio economico 2006/2007 del personale del comparto unico area non dirigenziale laddove, per le forme associative di cui alla L.R. n. 1/2006, si è chiesto, tra l'altro, "di valutare l'opportunità di prevedere profili indennitari ex art. art. 21, comma 2, lett. e) del CCRL 01.08.2002 che possano supportare, anche dal punto di vista economico, azioni di riorganizzazione delle strutture degli enti associati che comportino la riduzione del numero delle posizioni organizzative attivate." 
Da qui la formulazione dell'articolo 24 del C.C.R.L. 6.5.2008, avente ad oggetto "Indennità di cui all'art.21, comma 2, lett. e) del CCRL 1/08/2002 negli enti partecipanti alle forme associative" rubricato al Titolo IV – CAPO I del contratto che detta disposizioni particolari per il personale delle forme associative di cui al Titolo II, capo V, della L.R. 1/2006 e che quindi è diretto agli enti che hanno stipulato convenzioni o costituito associazioni intercomunali o unioni dei comuni. 
Per le considerazioni generali esposte ed in virtù di una diversa disciplina espressamente prevista dai CCRL 7.12.2006 e 6.5.2008 in riferimento al personale assegnato alle forme associative di cui alla L.R. n. 1/2006 e alle POA di cui alla L.R. n. 6/2006, la previsione di cui all'articolo 24 del CCRL 6.5.2008 non può pertanto trovare applicazione nei confronti del personale assegnato al servizio sociale dei Comuni. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le tipologie di assenza che riducono l’indennità di cui all’art. 30 comma 2 del CCRL 26/11/2004?

Risposta

L'art. 30, comma 2, del CCRL 26.11.2004 consente, con l'istituzione di una "indennità professionale", di compensare, fino ad un massimo di € 300 l'anno, specifiche responsabilità attribuite, con provvedimento formale dell'Ente, al personale di categoria B, C, e D, connesse alle specifiche funzioni previste dalla norma stessa. Il compenso può essere riconosciuto al personale che riveste la qualifica di Ufficiale di stato civile e anagrafe, di Ufficiale elettorale, di responsabile dei tributi , o di responsabile degli archivi informatici. Può essere altresì riconosciuto per compensare le funzioni di Ufficiale giudiziario attribuite ai messi notificatori, e le responsabilità affidate agli archivisti informatici, agli addetti agli uffici per le relazioni con il pubblico, ai formatori professionali, nonché al personale addetto ai servizi di protezione civile. 
Il contratto collettivo si limita a delineare in maniera generale l'istituto e, per tutelare le specificità dei singoli enti, rimette la materia alla contrattazione decentrata integrativa la definizione dei criteri e dei valori per la corresponsione dei compensi relativi a tale indennità. 
Per quanto attiene alle assenze che provocano una riduzione dell'indennità si precisa quanto segue: 

  • Durante il congedo di maternità obbligatorio, secondo quanto disposto dall'art. 49, comma 4, del CCRL 1.8.2002, "alla lavoratrice o al lavoratore … spettano l'intera retribuzione fissa mensile, le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti, compresa la retribuzione di posizione, nonché il salario di produttività". Pertanto, l'indennità di cui all'art. 30, comma 2, configurandosi come salario accessorio fisso e ricorrente, deve essere corrisposta al dipendente in astensione obbligatoria per maternità. 
  • Secondo quanto disposto dall'art. 20 del CCRL 7.12.2006, in relazione al congedo parentale"nell'ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall'art. 32 del D.lgs. n. 151/2001, per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi sessanta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche frazionatamene, non riducano le ferie, siano valutati ai fini dell'anzianità di servizio e siano retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute". Dal dettato contrattuale si evince come la volontà delle parti abbia voluto escludere dal trattamento economico quelle indennità correlate a prestazioni disagiate o che comunque comportano un rischio per il dipendente. Di conseguenza l'indennità prevista dall'art. 30, comma 2, deve essere corrisposta anche durante il periodo di congedo parentale. 
  • Il trattamento economico da corrispondere al dipendente nei confronti del quale vi è stata una trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time è commisurano alle ore di effettivo impegno lavorativo. Nella contrattazione decentrata integrativa, nella quale vengono definiti i valori dell'indennità di cui all'art. 30, comma 2, deve senz'altro essere tenuto in considerazione la casistica dei lavoratori part-time considerando quindi l'ipotesi di un riproporzionamento del valore di detta indennità rispetto all'attività lavorativa effettivamente svolta. 
  • Secondo quanto dispone l'articolo 9, comma 8, del CCRL 6.5.2008 il trattamento economico spettante al dipendente nei primi 13 mesi di  malattia è previsto nell'intera retribuzione fissa mensile, comprese le indennità pensionabili, con esclusione di ogni altro compenso accessorio comunque denominato, che sia legato esclusivamente alla effettiva prestazione o alla presenza in servizio. In conseguenza del dettato contrattuale l'indennità di cui all'art. 30, comma 2, configurandosi come un'indennità correlata alla responsabilità di mansioni specifiche, non può essere considerata come strettamente collegata alla presenza in servizio e, pertanto, dovrà essere corrisposta durante i periodi di malattia nei quali si prevede la retribuzione intera. 

Fermo restando il dettato contrattuale l'art. 71 della legge n. 133/2008 ha previsto alcune decurtazioni sul trattamento economico spettante al dipendente durante i periodi di malattia limitatamente ai primi dieci giorni. Durante tale periodo, secondo quanto dispone il comma 1, al dipendente spetta "il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio.". Conclusivamente, alla luce di una lettura coordinata della disposizione contrattuale e dell'art 71, risulta che l'indennità per specifiche responsabilità di cui all'art. 30, comma 2,  rientra tra le voci da non corrispondere nei primi dieci giorni di malattia in quanto si configura come un'indennità fissa e ricorrente facente parte del trattamento accessorio. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Cosa s’intende con la dicitura, inserita nell’art. 30, comma 2, lettera i) del CCRL 26.11.2004 “….responsabile dei tributi stabilite dalle leggi” ed in particolare è necessaria l’attribuzione della specifica responsabilità prevista dalle norme tributarie vigenti o è sufficiente che il dipendente sia formalmente individuato quale responsabile, ad esempio, per l’ufficio tributi per l’automatico riconoscimento del compenso correlato?

Risposta

L'art. 21, comma 2, lettera e) del CCRL 01.08.2002, modificato dall'art. 30, comma 1 del CCRL 26.11.2004, che prevede la possibilità di corrispondere un compenso annuo compreso tra un minimo di € 1000 e un massimo di € 2000, a titolo di "indennità di responsabilità" a fronte dell'affidamento di specifiche responsabilità – da individuare in sede di contrattazione decentrata – al personale di categoria D che non risulti incaricato di una posizione organizzativa di cui agli artt. 31 e 34 del CCRL 01.08.2002, nonché al personale di categoria B e C. 
L'art. 30, comma 2 del CCRL 26.11.2004, che, con l'istituzione di tale indennità, introduce la ulteriore possibilità di compensare, fino ad un massimo di € 300 l'anno, specifiche responsabilità attribuite, con provvedimento formale dell'Ente, al personale di categoria B, C, e D, connesse alle specifiche funzioni previste dalla norma stessa. Il compenso può essere riconosciuto al personale che riveste la qualifica di Ufficiale di stato civile e anagrafe, di Ufficiale elettorale, di responsabile dei tributi , o di responsabile degli archivi informatici. Può essere altresì riconosciuto per compensare le funzioni di Ufficiale giudiziario attribuite ai messi notificatori, e le responsabilità affidate agli archivisti informatici, agli addetti agli uffici per le relazioni con il pubblico, ai formatori professionali, nonché al personale addetto ai servizi di protezione civile. 
Il CCRL, si limita a delineare l'istituto, e per tutelare le specificità dei singoli enti, rimette la materia alla contrattazione decentrata. La contrattazione decentrata integrativa dovrà: 
a) individuare, e compensare, principalmente con riferimento all'art. 30, comma 1 (il comma 2, individua già le specifiche responsabilità connesse all'esercizio di specifiche funzioni eventualmente da compensare) i soggetti che, pur non ricoprendo incarichi di strutture organizzative, svolgono attività che comportano assunzione diretta di responsabilità di gruppo o di procedimento; 
b)definire le modalità di attribuzione e di erogazione dei compensi nonché gli importi da erogare – nei limiti delle risorse decentrata destinate annualmente a tale finalità, e con riguardo agli importo fissati dal CCRL – che, per l'affidamento delle responsabilità di cui all'art. 30, comma 1 CCRL 26.11.2004 devono essere compresi tra un minimo di € 1000 ed un massimo di € 2000, mentre per l'esercizio delle specifiche responsabilità di cui al comma 2 l'importo massimo è stabilito in € 300; 
c)definire una disciplina che consenta di sottoporre a verifica il permanere delle condizioni che hanno determinato l'attribuzione dei compensi, e quindi la conferma, la modifica o la revoca. 
Fatta tale analisi del combinato disposto di cui agli art. 21 CCRL 01.08.2002 e 30 CCRL 26.11.2004, passiamo ora ad analizzare l'espressione "responsabile dei tributi stabilite dalle leggi". 
L'art. 11, comma 4 del D.Lgs. 504/92 "Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della L. 23.10.1992, n. 421" testualmente prevede: "Con delibera della giunta comunale è designato un funzionario cui sono conferiti le funzioni e i poteri per l'esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale dell'imposta; il predetto funzionario sottoscrive anche le richieste, gli avvisi e i provvedimenti, appone il visto di esecutività sui ruoli e dispone i rimborsi". 
L'art. 18-bis, D.L. 18.01.1993, n. 8 stabilisce che: "I comuni sono tenuti a comunicare al ministero delle Finanze i nominativi dei funzionari responsabili dell'ICI". 
L'attuale lettura della norma, alla luce del D.Lgs. n. 165/2001, attribuisce alla Giunta comunale la competenza a definire in quale macrostruttura si collocano le attività organizzative e gestionali delle imposte e individuare eventuali metodologie o criteri generali per la scelta del "funzionario" responsabile dei tributi e per la realizzazione dei fini tributari. 
Il dirigente di tale struttura, nell'esercizio dei poteri del datore di lavoro, individua il responsabile dei tributi con un atto di organizzazione avente natura e connotazioni diverse da quelle del tradizionale provvedimento amministrativo. 
L'espressione normativa "funzionario" non vincola la scelta del responsabile ad un soggetto che abbia l'omonima qualifica dell'ordinamento professionale precedentemente vigente. La denominazione dovrebbe comprendere, pertanto, tutte le figure professionali che possono esercitare competenze nella materia, senza che siano riscontrabili limitazioni di mansioni di categoria nel rispetto delle declaratorie stabilite dal CCRL 01.08.2002. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ possibile riconoscere l’indennità per il personale educativo di cui all’art. 78 del CCRL 1/8/2002 ai dipendenti inquadrati con il profilo professionale di esperto di attività socioculturali?

Risposta

Il riconoscimento dell'indennità di cui all'art. 78 del CCRL 1/8/02 spetta al personale  educativo che svolge servizio nei ricreatori, comunità educative o servizi integrativi scolastici, solo qualora gli stessi prestino l'attività educativa e di insegnamento in modo esclusivo e permanente come già espresso da questa Agenzia con propria circolare interpretativa n. 2 dd. 03/05/2004. L'erogazione dell'indennità è a prescindere dal titolo di studio posseduto e stante il fatto che il contratto fa esclusivo riferimento, quale presupposto per l'erogazione della presente indennità, al solo effettivo esercizio delle mansioni proprie del personale educativo. 
Nel quesito in esame il personale in servizio con il profilo professionale di "esperto di attività socioculturali" è adibito prevalentemente a mansioni di tipo amministrativo e, di conseguenza, non rispetta la condizione principale per l'erogazione dell'indennità di cui all'art. 78 citato. L'Ente tuttavia potrà, se lo riterrà opportuno e tenuto conto della propria struttura organizzativa, modificare il profilo professionale del suddetto personale in quello di "educatore" ma dovrà altresì adibire lo stesso alle mansioni specifiche proprie di tale profilo professionale. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E’ corretto continuare a riconoscere l’indennità per il personale educativo di cui all’art. 78 del CCRL 1/8/2002 nell’ipotesi in cui vi sia stato un cambiamento di mansioni?

Risposta

La possibilità di adibire  il lavoratore a mansioni diverse da quelle di assunzione, purché ascrivibili alla categoria di appartenenza, è prevista tanto dal D.Lgs. n. 165/01 quanto dalle vigenti disposizioni contrattuali. In tale ipotesi, nel contempo, si rende necessario "garantire" al lavoratore il trattamento economico dallo stesso fruito in precedenza, nel rispetto del principio del divieto della reformatio in pejus, che opera, secondo giurisprudenza consolidata, tanto in riferimento al trattamento fondamentale quanto, per quei compensi collegati a specifiche abilità o a particolari conoscenze tecniche o capacità professionali, a quello accessorio. In tale contesto è pertanto necessario definire correttamente la natura dell'indennità riconosciuta al personale degli asili nido. 
La disciplina cui fare riferimento è rappresentata dall'articolo 72, comma 7, del CCRL 1.8.2002 che, nel confermare l'attribuzione al personale educativo dell'indennità di cui all'articolo 37, comma 1, lett. c) del CCNL 6.7.95, ha qualificato espressamente tale compenso come "indennità professionale", legato quindi alla specifica professionalità posseduta dal dipendente. 
Per quanto sopra si ritiene pertanto che, nel caso prospettato dal codesta Amministrazione, al dipendente debba continuare ad essere riconosciuta l'indennità in oggetto anche nell'ipotesi di assegnazione ad altre mansioni. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è la corretta applicazione al personale di categoria B e D dell’assegno ad personam previsto nel caso del più elevato importo di indennità integrativa speciale previsto dall’art. 22 comma 3 del CCRL 26/11/04 ?

Risposta

Il dispositivo di cui all'art. 22, comma 3 del CCRL 26.11.2004, prevede espressamente che: "I più elevati importi di indennità integrativa speciale attualmente in godimento da parte del personale delle categorie B e D, rispetto all'importo conglobato nello stipendio, sono conservati come assegno personale non riassorbibile ed utile ai fini del trattamento di pensione e di fine servizio. Gli stessi importi sono ricompresi nella nozione del trattamento economico di cui all'art. 21, comma 2, lett. B) del presente CCRL". 
Questo significa che, i più elevati importi di indennità integrativa speciale attualmente in godimento da parte del personale delle categorie B6/B7/B8 e D, posizione economica D5/D6/D7/D8, vengono conservati come assegno "ad personam" non riassorbibile anche in caso di progressione orizzontale all'interno della propria categoria di appartenenza. Relativamente al personale di categoria B, posizione economica B6/B7/B8 il medesimo assegno cesserà di essere corrisposto solo in caso di passaggio in categoria superiore. Nel precedente modello retributivo, infatti, in questa circostanza il lavoratore avrebbe fruito di un compenso per I.I.S. superiore a quello in godimento. Questo differenziale "ad personam" viene ricompreso nella nozione di retribuzione di cui all'art. 21, comma 2, lett. b), con la conseguenza che continuerà ad essere utile anche come base di calcolo per la determinazione del compenso orario delle prestazioni di lavoro straordinario, nonché per tutti gli atri compensi previsti: turno, orario notturno e festivo, ecc… 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Relativamente al calcolo della tariffa del lavoro straordinario, devono essere presi in considerazione l’assegno personale non riassorbibile di cui all’art. 22 del CCRL 26/11/04, la quota perequativa e l’indennità di comparto?

Risposta

Il maggior importo di indennità integrativa speciale in godimento da parte del personale, ai sensi dell'art. 22 del C.C.R.L. 26.11.2004, viene conservato sotto forma di assegno personale non riassorbibile e tale importo viene ricompresso nella nozione di retribuzione di cui all'art. 21, comma 2, lettera b) del sopraccitato C.C.R.L. Pertanto tale emolumento è senz'altro da ricomprendere tra le voci di calcolo per la tariffa del lavoro straordinario. Per quanto attiene alla quota perequativa essa viene ricompresa nella tabella E del C.C.R.L. 26.11.2004 all'interno del trattamento tabellare e di conseguenza essa deve essere presa in considerazione nel calcolo della tariffa del lavoro straordinario. In merito alla richiesta di chiarimenti sull'indennità di comparto si precisa che per la natura tale indennità viene ricompresa nella nozione di retribuzione globale di fatto, di cui all'art. 12, comma 2, lett. d) del C.C.R.L. del 26.11.204. Pertanto, non è utile come base di calcolo del lavoro straordinario, del turno e di tutti gli altri compensi accessori. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è la corretta applicazione dell’art. 22 del CCRL 26/11/2004 con riferimento alla tabella C dello stesso contratto?

Risposta

A far data dal 01 gennaio 2003, ai sensi di quanto disposto dall'art.22, comma 2, del CCRL 26.11.2004, l'indennità integrativa speciale ha cessato di essere corrisposta come singola voce della retribuzione ed è stata conglobata nella voce "stipendio tabellare". 
I commi 3 e 4 del precitato articolo dispongono inoltre quanto segue: 

  • "I più elevati importi di indennità integrativa speciale attualmente in godimento da parte del personale delle categorie B e D, rispetto all'importo conglobato nello stipendio, sono conservati come assegno personale non riassorbibile ed utile ai fini del trattamento di pensione e di fine servizio…"; 
  • "A seguito dell'applicazione della disciplina dei commi 2  e 3, gli importi annui del trattamento economico tabellare iniziale e di sviluppo del sistema di classificazione sono rideterminati, a regime, con decorrenza dall'1.1.2003."; 

Dalla lettura della suddetta disposizione contrattuale emerge che il riferimento alla tabella C, a cui fa esplicito rinvio il comma 2, doveva essere operato esclusivamente in sede di prima applicazione contrattuale e ciò al fine di procedere all'attribuzione dell'eventuale assegno ad personam non riassorbibile in favore del personale già in servizio che beneficiava dei maggiori importi di indennità integrativa speciale. 
Si ritiene infatti che il termine "attualmente" debba essere riferito alla data di sottoscrizione definitiva del CCRL e che pertanto l'assegno ad personam doveva essere riconosciuto a tutto il personale delle categorie B e D che alla data del 26.11.2004, data di sottoscrizione del CCRL, aveva un valore di Indennità Integrativa Speciale superiore a quello conglobato nel nuovo trattamento economico tabellare. 
Per quanto sopra si ritiene che al personale che ha beneficiato di una progressione economica orizzontale a far data dal 01.01.2004 vada riconosciuto il trattamento economico  indicato nelle Tabelle E bis o F del CCRL 26.11.2004 (Tabelle E ed F per il personale assegnato all'area di vigilanza) e che al medesimo non debba essere riconosciuto alcun assegno ad personam non riassorbibile. 
Per quanto attiene invece al personale assunto precedentemente alla data di sottoscrizione del CCRL  di data 26.11.2004 con inquadramento  nella posizione economica B6, che prevedeva l'attribuzione di un importo di indennità integrativa speciale pari a € 6.338,85, vada riconosciuto l'assegno ad personam non riassorbibile come indicato nella tabella C del CCRL 26.11.2004.  

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 8254 del 7 aprile 2010, quali sono gli orientamenti in materia di indennità di turno?

Risposta

L’istituto delle turnazioni viene disciplinato dall’art.54 del CCRL 01.08.2002, che, peraltro, riprende pedissequamente la previgente disciplina nazionale di cui all’art.22 del CCNL 14.09.2000 - personale non dirigente del comparto Regioni ed Autonomie Locali. 
Secondo l’articolo contrattuale in argomento, i compensi per l’indennità di turno possono essere corrisposti a condizione che le prestazioni lavorative svolte in turnazione, in strutture operative che prevedano un orario di servizio giornaliero di almeno 10 ore, siano distribuite nell’a rco del mese in modo da realizzare una equilibrata ed avvicendata distribuzione di turni antimeridiani, pomeridiani e, se previsti, notturni. 
Pertanto, dalla lettura della succitata disciplina contrattuale, si evince che i presupposti che devono sussistere al fine della configurazione di un turno sono i seguenti: effettiva rotazione del personale in prestabilite articolazioni giornaliere, che deve essere garantita dall’Ente in base alla propria organizzazione; esistenza di strutture operative che prevedano un orario di sevizio continuativo di almeno 10 ore  (art.54, comma 3 CCRL 01.08.2002: “i turni diurni, antimeridiani e pomeridiani, possono essere attuati in strutture operative che prevedano un orario di servizio giornaliero di almeno 10 ore”); avvicendamento: in merito alla cd. “distribuzione avvicendata” dei turni, l’art.54, comma 2 del CCRL 01.08.2002 dispone espressamente che: “Le prestazioni lavorative svolte in turnazione, ai fini della corresponsione della relativa indennità, devono essere distribuite nell’arco del mese in modo tale da far risultare una distribuzione equilibrata e avvicendata dei turni effettuati in orario antimeridiano, pomeridiano e, se previsto, notturno, in relazione all’articolazione adottata dall’Ente” 
Un tanto premesso, a parere di questo Servizio, la sentenza della Corte di Cassazione n. 8254 dd. 07/04/10, prende in esame un caso nel quale l’orario di servizio non può essere qualificato come a turno in quanto, nelle giornate di articolazione dell’orario di servizio, non rispetta i requisiti previsti dalla norma contrattuale per l’attribuzione di tale indennità. La continuità intesa dalla Corte deve esplicarsi su tutto l’orario di servizio stabilito dall’ente che, in relazione alla propria organizzazione, può prevedere eventualmente anche dei giorni festivi. 
A supporto di tale interpretazione è stato emanato anche un parere da parte dell’Aran (prot. 3824/10 dd. 21/06/2010) nel quale è stato precisato che il regime del lavoro in turno, con il pagamento della relativa indennità, presuppone l’esistenza di strutture operative che prevedano un orario di servizio giornaliero, continuativo, di almeno 10 ore, per tutti i giorni della settimana lavorativa, “cinque o sei, secondo la specifica organizzazione del tempo di lavoro adottata dall’e nte” – quindi – “eventualmente della domenica, ma solo ove l’ente abbia autonomamente deciso di articolare il turno su sette giorni settimanali, sulla base di una propria valutazione delle esigenze da soddisfare”. 


(prot. n. 18076 – 30/07/2010)