MALATTIA INFORTUNIO

Domanda

A quali patologie deve farsi riferimento per il riconoscimento delle assenze per malattia di cui all’art. 13 del CCRL 6/5/08?

Risposta

Nell'ambito della nuova disciplina delle assenze per malattie prevista dal nuovo CCRL del 6.5.2008, l'art. 13 si colloca all'interno del quadro introdotto dall'ordinamento giuridico in termini di garanzia per una più efficace tutela dei lavoratori afflitti da patologie che richiedono terapie salvavita. La norma, nel prevedere una tutela speciale per le assenze dovute a terapia salvavita correlate a “gravi patologie”, ha individuato alcune specifiche casistiche (emodialisi, chemioterapia, trattamento riabilitativo per soggetti affetti da AIDS) senza voler escludere altre fattispecie di analoga gravità. 
Pertanto, ai fini di una corretta applicazione, si rileva che la disposizione non riguarda tutte le patologie gravi bensì quelle che richiedano il ricorso a terapia salvavita. Di conseguenza i due requisiti devono coesistere e vanno valutati contestualmente. Il dipendente che intende avvalersi della disciplina contrattuale dovrà produrre una adeguata e chiara certificazione medica da cui risulti che l'assenza è dovuta ad una patologia grave che richiede l'effettuazione di terapie salvavita. La presentazione della documentazione necessaria non pregiudica le norme di salvaguardia della privacy in quanto, come recentemente ribadito dal garante per la protezione dei dati personali, per usufruire di permessi o congedi per gravi patologie il lavoratore è tenuto per legge a produrre alla propria amministrazione idonea documentazione medica attestante le gravi infermità. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è il trattamento economico da corrispondere al personale che si assenti per infortunio sul lavoro nell’ambito dei periodi di conservazione del posto?

Risposta

Questa Agenzia ritiene che il tenore letterale nonché il contenuto dell'art. 11, letto in combinato disposto con l'art. 9 del CCRL citato, sia chiaro nell'affermare che al dipendente interessato dalle assenze in parola, nel corso dei periodi di cui all'art. 9 comma 1 e comma 2 spetta l'intera retribuzione fissa mensile, comprese le indennità pensionabili, con esclusione di ogni altro compenso accessorio, comunque denominato, che sia legato esclusivamente alla effettiva prestazione o alla presenza in servizio. Non sussistono, infatti, condizioni per distinguere i primi 20 mesi dagli altri 18 successivi essendo unica la tutela fissata dal contratto. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le disposizioni applicabili, dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina contrattuale di cui al CCRL 7.12.2006, in caso di assenza giornaliera del dipendente per l’effettuazione di visita medica o prestazione sanitaria, in orario di servizio?

Risposta

Si conferma che le assenze orarie per visite mediche, prestazioni specialistiche e accertamenti diagnostici dei dipendenti degli Enti locali del comparto Regioni-Autonomie locali non risultano disciplinate da alcuna norma di fonte legale o contrattuale. 
Infatti, la nuova disciplina contrattuale, di cui al CCRL 7.12.2006, all'art.19 (Permessi retribuiti per il personale degli Enti locali), pur introducendo alcune novità alla previgente normativa in materia di permessi retribuiti per il personale degli Enti locali, opera solo il riferimento ai casi di assenza del personale giustificati dalla circostanza che lo stesso deve prestare assistenza per ricoveri ospedalieri di parenti (1). 
Detta disciplina va quindi ad integrare, per gli Enti locali, l'art.50 (Congedi per eventi e cause particolari) del CCRL 01.08.2002 che, pertanto, continua a trovare applicazione, ma non introduce alcuna previsione in materia di assenze del personale dovute a visite mediche o in generale a prestazioni sanitarie. 
Pertanto, si conferma che, ad oggi, né la fonte contrattuale né quella legale hanno previsto una disciplina specifica in materia. 
In ogni caso, si ricorda che l'unico riferimento alla materia degli accertamenti specialistici è contenuto all'articolo 9, comma 15, del CCRL 6.5.2008, nel quale è fatto obbligo al dipendente di informare preventivamente la propria amministrazione in caso di allontanamento dall'indirizzo comunicato durante le fasce orarie di reperibilità a causa della necessità di effettuare "visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi che devono essere, a richiesta, documentati"
Si tratta, pertanto, di una disposizione dettata a garanzia del dipendente e finalizzata alla dimostrazione della causa giustificatrice dell'eventuale assenza nelle fasce orarie di reperibilità. 
Assenze simili, ma riferite a specifiche categorie soggettive, sono previste all'art. 14 del D.Lgs. 26 marzo 2001 n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative a tutela e e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della L. 8 marzo 2000, n.53), il quale, con riferimento alla fattispecie dei controlli sanitari effettuati dalle lavoratrici gestanti nel periodo prenatale, riconosce alle stesse il diritto a "permessi retribuiti per l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l'orario di lavoro"
Salvo, quindi, gli unici riferimenti in materia da ultimo citati, si ribadisce che manca un'espressa disciplina normativa e contrattuale della fattispecie dei permessi per visite mediche e, in generale, per prestazioni sanitarie. 
L'orientamento assunto da questa Agenzia, pertanto, è che non sussiste alcun diritto del dipendente a permessi specifici per visita medica; si conferma, invece, uniformandosi alla posizione assunta dall'A.R.A.N. a livello nazionale, la possibilità di assimilare le assenze per prestazioni sanitarie, che non possono essere effettuate fuori dall'orario di lavoro (visite mediche), alle assenze per malattia (2). 
Fermo restando che non risulta ammissibile il frazionamento delle giornate di assenza per malattia, ovvero non sono contemplate le "assenze a ore per malattia", considerata la loro natura giornaliera, nemmeno quindi nel caso delle assenze per visite mediche. 
Ciò posto, spetterà poi al singolo ente, nell'ambito della propria autonomia organizzativa e regolamentare, disciplinare le modalità di gestione della fattispecie di cui trattasi. In ogni caso, si ritiene che, ai fini dell'assimilazione delle assenze per prestazioni sanitarie alle assenze per malattia, con il riconoscimento del relativo trattamento economico e giuridico, debba almeno sussistere, come requisito minimo, l'effettiva impossibilità per il dipendente di effettuare le prestazioni sanitarie al di fuori dell'orario di servizio: il che può avvenire o in considerazione delle caratteristiche degli accertamenti o esami clinici, o del particolare contesto organizzativo del luogo ove devono essere svolti. Si ritiene che la prova dell'impossibilità debba spettare al lavoratore. 
Si ribadisce, comunque, che spetta all'ente la definizione delle condizioni e dei criteri ritenuti più idonei alla disciplina della fattispecie in questione, ad esempio, nello stabilire che, per l'imputazione a malattia delle assenze effettuate dal lavoratore per prestazioni sanitarie, debba sussistere una stretta correlazione tra l'accertamento specialistico/visita medica e lo stato patologico di cui soffre il lavoratore. 
Fermo restando che, volendo evitare l'assimilazione di cui trattasi, l'ente potrebbe, ad esempio, anche far rientrare le assenze specifiche per visita medica nella più ampia categoria dei permessi brevi (ex. art.20 CCNL 6.7.1995), quindi, configurando al dipendente la possibile opzione tra l'assenza per malattia e l'utilizzo dei permessi a recupero, di cui all'art. 20 del CCNL del 6.7.1995; infatti, in base a tale ultima disposizione, i permessi a recupero non possono avere una durata superiore alla metà dell'orario di lavoro giornaliero, purché di almeno 4 ore consecutive, e non possono eccedere il limite di 36 ore complessive annue. 
In definitiva, si conferma, quindi, la permanenza della possibilità di assimilare le assenze per prestazioni sanitarie, che non possono essere effettuate fuori dall'orario di lavoro (visite mediche), alle assenze per malattia, anche dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina contrattuale. 

(1) In particolare, l'art.19 del CCRL 7.12.2006 prevede, a domanda del dipendente, la concessione di permessi retribuiti per motivi, quali la "nascita di un figlio", il "ricovero ospedaliero del coniuge o di parenti entro il 1° grado" e il "ricovero ospedaliero del coniuge o di parenti entro il 1° grado con necessità di assistenza documentata". 
(2) Cfr. sul punto orientamento ARAN, parere 795 – 21P, consultabile all'indirizzo www.aranagenzia.it, nella parte relativa alla Raccolta sistematica. Tenendo conto di quanto acquisito sul punto da dottrina e giurisprudenza , l'ARAN specifica che "(…) nell'ambito della rilevanza della malattia ai fini della tutela del lavoratore, ai sensi dell'art.2110 del c.c. e della disciplina contrattuale in materia rientrano anche gli accertamenti clinici preventivi, diagnostici, le visite mediche e le prestazioni specialistiche (…) legittimamente, il lavoratore può assentarsi per sottoporsi a tali visite o accertamenti, imputando tali assenze a malattia". 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

'Ente può rifiutarsi di concedere l'ulteriore periodo di 18 mesi di malattia previsto dall'art. 9, comma 2, del CCRL 6.5.2008?

Risposta

Alla conclusione del periodo di malattia con conservazione del posto previsto dall’art. 9, comma 1 del CCRL 6.5.2008, l’Ente potrà concedere, al dipendente che ne faccia richiesta, un ulteriore periodo di 18 mesi di assenza per malattia non retribuita così come previsto dal comma 2 del medesimo articolo. L’espressione “può essere concesso” lascia chiaramente intendere che si è in presenza di un potere discrezionale dell’ente e non di un diritto soggettivo del dipendente. Tale potere andrà esercitato tenendo conto di tutti gli interessi coinvolti nella vicenda vale a dire delle esigenze organizzative e funzionali del datore di lavoro e dell’eventuale recupero lavorativo del dipendente nonché delle conseguenze derivanti da tale decisione. 

(prot. 0031190 - 31/08/2011)