MOBILITÀ DEL PERSONALE

Domanda

Il termine conclusivo della procedura di mobilità individuale di cui all’art. 25 del CCRL 7/12/06 è da considerarsi perentorio?

Risposta

In merito alla perentorietà del termine conclusivo della procedura di mobilità individuale, come disciplinato dall'articolo 25 del C.C.R.L. 07.12.2006, si ritiene che lo stesso non debba considerarsi tale nel caso in cui venga raggiunto un accordo con l'Ente interessato all'acquisizione del dipendente. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Come deve essere intesa l'espressione "qualora il consenso non venga dato dall'ente cedente entro 30 gg." contenuta nel comma 3 dell'art. 25 del CCRL 7/12/06?

Risposta

Il comma 3, dell'articolo in esame, prevede, per la fattispecie degli enti privi di qualifiche dirigenziali, che qualora il consenso alla mobilità non venga dato dall'ente cedente entro il termine di 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di accoglimento della mobilità medesima, il dipendente interessato accede alla mobilità decorsi 120 giorni dalla scadenza del termine per la concessione del consenso. 
Un tanto a significare che il procedimento di mobilità in argomento si perfeziona in ogni caso decorsi 150 giorni (30 + 120) dalla richiesta del dipendente interessato, sia nell'ipotesi in cui, nel termine di 30 giorni, l'amministrazione di appartenenza non si sia pronunciata sull'istanza del richiedente, ovvero in caso di silenzio dell'ente cedente, sia nell'ipotesi in cui, nello stesso termine di 30 giorni, l'amministrazione di appartenenza si sia pronunciata in senso contrario alla richiesta di mobilità, ovvero abbia rigettato l'istanza. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

In assenza di normative nazionali o regionali per la disciplina delle equivalenze tra le posizioni dei diversi sistemi di classificazione dei comparti pubblici, qual è il corretto inquadramento nell’ambito del comparto unico fvg del personale che, avvalendosi dell’istituto della mobilità volontaria, di cui all’art. 30 del D.Lgs. n. 165/2001, proviene da un ente di comparto diverso?

Risposta

Come già espresso dall'A.Re.Ra.N. sull'istituto della cd. mobilità intercompartimentale (mobilità esterna ovvero tra enti appartenenti a due diversi comparti), con Circolare interpretativa del CCRL 01.08.2002, n. 3/2004 (pag.13): 
"La parte più delicata dell'operazione di "mobilità intercompartimentale" riguarda senz'altro il trattamento economico, fisso e continuativo, in godimento del dipendente presso l'ente/amministrazione di provenienza. Indubbiamente, tale trattamento deve essere salvaguardato, poiché la mobilità non comporta l'estinzione del precedente rapporto, ma soltanto la continuazione dello stesso con un nuovo datore di lavoro. 
Il trattamento economico ben potrebbe differire da comparto a comparto, e la mancata valutazione preventiva dello stesso potrebbe tradursi nell'accollo all'ente "ricevente" di un onere superiore a quello previsto per la ordinaria copertura del posto stesso (concorso pubblico). 
Nel caso in cui il trattamento in godimento risulti complessivamente più elevato, esso dovrà essere comunque conservato (sulla scorta dei principi quali il divieto di reformatio in peius del trattamento economico acquisito dai dipendenti delle PP.AA., al fine di salvaguardarne il tenore di vita; nonché di non ostacolare la mobilità del personale). La concreta applicazione di tale principio determina la conservazione del differenziale economico con quello afferente al nuovo inquadramento che deve essere limitata alle voci tabellari, nonché alle altre erogazioni fisse e ricorrenti (purchè, ovviamente, legittimamente erogate), avendo riguardo alla retribuzione globalmente considerata e non alle singole voci che compongono la stessa. 
Non si terrà conto degli importi erogati che, seppur fissi e ricorrenti, siano collegati alla posizione rivestita; ovvero degli emolumenti accessori legati al conseguimento di maggior produttività. Il personale trasferito beneficerà, piuttosto, dei corrispondenti ed analoghi istituti negoziali regolamentati nel contratto collettivo del comparto di destinazione. 
Si ritiene di suggerire particolare attenzione e prudenza nell'esame del trattamento economico in godimento e, di riflesso, del trattamento da garantirsi al soggetto "in arrivo", al fine di evitare oneri di accollo difficilmente giustificabili e mantenibili". 

Un tanto chiarito, con riferimento al caso di specie, al fine di procedere all'inquadramento del dipendente proveniente in mobilità da ente appartenente ad un diverso comparto, si ritiene occorra fare esclusivo riferimento al quadro giuridico definito dalle vigenti disposizioni contrattuali.  
 L'attuale sistema di riferimento per il personale appartenente al comparto unico classifica i lavoratori in quattro categorie (art. 35, comma 1, CCRL 2006), prevede  all'interno delle stesse il principio dell'equivalenza delle mansioni ed esclude che si possa realizzare un mutamento giuridico in presenza di passaggi di progressione orizzontale. Non sono previste, inoltre, categorie giuridiche intermedie di inquadramento, essendo venuto meno anche l'inquadramento in D4 per i laureati specialistici il cui profilo prevede l'iscrizione ad un albo. 
Ciò premesso il dipendente in oggetto non potrà che essere inquadrato giuridicamente nella categoria D, mentre economicamente andrà collocato nella posizione economica quanto più corrispondente alla retribuzione in godimento presso l'ente di provenienza e, cioè, nel caso di specie, nella posizione economica D1. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Come deve essere intesa l'espressione "neo assunto" contenuta al comma 5 dell'art. 25 CCRL 7/12/06 relativo alla mobilità di comparto individuale?

Risposta

L'istituto della mobilità individuale è stato disciplinato in maniera tale da  contemperare l'interesse del singolo dipendente con quello dell'assetto organizzativo in cui lo stesso è collocato. In tal senso, la norma contrattuale in oggetto ha previsto che, in via principale, la mobilità si realizzi con il consenso di entrambe le amministrazioni, in mancanza, è stato sancito il diritto del dipendente di accedere, comunque, alla mobilità seppure in un ambito temporale stabilito dal contratto in modo tale da consentire   all'Amministrazione cedente la possibilità di avviare e completare le diverse ipotesi di sostituzione. 
Il diritto di accedere alla mobilità, in mancanza di consenso dell'amministrazione di appartenenza, è, invece, escluso, come previsto dal comma 5 dell'articolo in argomento, nel caso di dipendente neo assunto. Tale disposizione è stata introdotta nell'intento di non vanificare l'investimento operato dagli enti nei confronti del personale da essi assunto e formato. 
Con riferimento sempre al comma 5 si chiarisce che, con l'espressione "neo assunto",  si intende che, al fine del conteggio dei tre anni, rileva il momento di entrata in servizio a tempo indeterminato del personale medesimo presso l'ente di appartenenza, indipendentemente dal fatto che tale momento si collochi in data antecedente l'entrata in vigore del contratto. Si sottolinea che l'applicazione di tale clausola è limitata ai casi di mancato accordo dell'ente di provenienza
Ad analoga conclusione si perviene a chiarimento di quanto disposto dal successivo comma 6, ove si afferma che "La mobilità di comparto individuale, di cui al presente articolo, rimane sospesa negli enti in cui, per disposizioni nazionali o regionali, si determini un blocco ovvero una limitazione nelle procedure di assunzione che vincolino gli enti interessati. I termini per la decorrenza della mobilità riprendono a decorrere dal momento in cui l'ente cedente e l'ente che acquisisce il lavoratore non sono più tenuti al rispetto del blocco ovvero alle limitazioni nelle procedure di assunzione". 
Al di là di quanto si può evincere dal dato letterale in caso di accordo tra i due enti, qualora anche solo uno di essi risulti sottoposto al blocco delle assunzioni ovvero a limitazioni nelle procedure di assunzione, la mobilità individuale non si ritiene debba rimanere sospesa. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

ome devono essere considerati i limiti all’accesso alla mobilità di comparto posti contrattualmente dal comma 5 dell’art. 25 del CCRL 7/12/06 ?

Risposta

La disposizione contrattuale sopra richiamata, con l'espressione "neo assunto", intende che, al fine del conteggio dei tre anni, rileva il momento di entrata in servizio a tempo indeterminato del personale medesimo presso l'ente di appartenenza, indipendentemente dal fatto che tale momento si collochi in data antecedente l'entrata in vigore del contratto; infine, il divieto di accedere alla mobilità non prima dei tre anni dall'assunzione si ritiene applicabile solo nel caso di mancato accordo dell'ente di provenienza. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le modalità di finanziamento delle progressioni orizzontali in godimento e del salario aggiuntivo per il personale assunto con processi di mobilità?

Risposta

L'articolo 37 del CCRL definisce le norme inerenti l'inquadramento economico del personale e in particolare al comma 3 stabilisce che "Al personale proveniente da altri enti del comparto a seguito di processi di mobilità resta attribuita la posizione economica conseguita nell'amministrazione di provenienza, che comunque, grava sul fondo di cui all'art. 20." 
La norma garantisce il mantenimento al personale proveniente da altri enti del comparto, a seguito di processi di mobilità, della posizione economica conseguita nell'amministrazione di provenienza e la stessa dovrà essere finanziata con le risorse del fondo delle risorse decentrate di cui all'art. 73 del CCRL 7.12.2006. 
Al personale proveniente da enti non facenti parte del comparto unico dovrà essere mantenuto il trattamento economico in godimento all'atto del passaggio stante la diversa classificazione del personale e i diversi trattamenti economici che sussistono tra i differenti comparti. L'inquadramento dovrà essere operato collocando il dipendente nella posizione economica più prossima al trattamento economico in godimento. 
Per quanto attiene le modalità di finanziamento del salario aggiuntivo, per effetto di quanto disposto dall'art. 70, comma 3, del CCRL 7.12.2006, le stesse rimangono quelle stabilite dai commi 3 e 4 dell'art. 26 del CCRL 26.11.2004. A tal fine si riporta qui di seguito quanto già espresso da questa Agenzia nel manuale operativo del CCRL 26.11.2004 a commento delle disposizioni di finanziamento dell'indennità di comparto ora salario aggiuntivo. 
"Il valore mensile dell'indennità di comparto è determinato, con le decorrenze indicate al comma 3, secondo le indicazioni della tabella D allegata al CCRL, che prevede un valore unico per ciascuna delle categorie del sistema di classificazione senza diversificazioni né in base alle posizioni di accesso né in base alle posizioni di sviluppo economico. 
Il sistema di progressivo finanziamento della predetta indennità nei confronti del personale in servizio appare, per scelta contrattuale, alquanto complesso (comma 4) e merita di essere chiaramente esplicitato. 
Il percorso è il seguente: 
a) con decorrenza dall'1.1.2002, viene corrisposta una prima quota dell'indennità, nei valori indicati nella colonna 1 della citata tabella D, i cui oneri sono a carico del bilancio degli enti interessati, in quanto ricompresi nelle complessive risorse finanziarie a disposizione del rinnovo contrattuale; detta quota deve essere corrisposta nei confronti di tutto il personale in servizio (a tempo indeterminato o determinato) nell'anno 2002, anche se successivamente cessato per qualsiasi causa 
b) con decorrenza dall'1.1.2003, gli importi in godimento dal 2002 sono incrementati secondo le misure previste dalla colonna 2 della citata tabella D; questo specifico aumento deve essere finanziato mediante il prelievo delle corrispondenti somme dalle disponibilità previste dall'art. 25, comma 1, che ha disposto un incremento delle risorse decentrate stabili per un importo dello 0,62% del monte salari dell'anno 2001, esclusa la dirigenza; è evidente, di conseguenza, che l'entità complessiva delle risorse decentrate stabili subisce un altrettanto stabile decremento per un importo corrispondente alle somme prelevate; anche questa quota deve essere corrisposta a tutto il personale in servizio nel 2003, anche se successivamente cessato; 
c) con decorrenza 31.12.2003 ed a valere per l'anno 2004, (la citazione del 31.12.2003 non ha alcun effetto pratico in quanto è usata, come in altre circostanze, per un formale rispetto del termine biennale della parte economica del contratto) gli importi della indennità di comparto sono ulteriormente incrementati, per il personale in servizio al gennaio 2004, nelle misure indicate nella colonna 3 della richiamata tabella D; si perviene, così alla determinazione del valore finale dell'indennità come indicato nella colonna 4; anche questo ulteriore aumento deve essere finanziato con uno specifico prelievo a carico delle risorse decentrate di cui all'art. 24, comma 2 che hanno carattere di stabilità e di continuità; le medesime risorse, naturalmente, subiscono un decremento altrettanto stabile, per la cifra corrispondente alla complessiva somma prelevata. 
Il contratto chiarisce, infine, che (comma 4): 
a) le risorse prelevate dalle risorse decentrate stabili per finanziare gli incrementi indicati nelle lettere b) e c) del punto precedente, sono riacquisite nella disponibilità delle medesime risorse stabili in occasione della cessazione dal servizio del personale che ne ha beneficiato; nelle cessazioni dal servizio devono essere ricompresi anche i dipendenti trasferiti, per mobilità, ad altre amministrazioni secondo la disciplina dell'art. 30 del D. Lgs. n. 165 del 2001. Non rientrano nella nozione di "cessati" i dipendenti che hanno fruito di una progressione verticale per i quali vedi i chiarimenti successivi; 
b) le risorse riacquisite tra quelle decentrate stabili sono nuovamente destinate al finanziamento della medesima indennità di comparto in occasione di nuove assunzioni relative a posti che si sono resi vacanti a seguito delle cessazioni del personale interessato; la quota di indennità indicata al comma 3, lett. a) dell'art. 26 (per queste assunzioni in turn-over) resta sempre confermata a carico del bilancio dell'ente. 
E' del tutto evidente che per i nuovi assunti, sia su posti vacanti nella fase di prima applicazione della presente disciplina, (quindi negli anni 2002 e 2003) sia, a maggior ragione, su posti di nuova istituzione conseguenti ad incrementi di dotazione organica, l'importo della indennità di comparto deve essere interamente finanziata dal bilancio degli enti, i quali dovrebbero prevedere tale onere in sede di elaborazione della programmazione dei fabbisogni. 
I criteri appena illustrati per il finanziamento dell'indennità di comparto per i nuovi assunti sono utili anche con riferimento al personale che viene riclassificato nella categoria superiore a seguito di progressione verticale; i maggiori oneri della colonna 1 sono sempre a carico del bilancio, per quelli delle colonne 2 e 3 occorre distinguere: 
a) se il posto di organico conferito per progressione verticale era occupato da un lavoratore cessato dal servizio con recupero del finanziamento della propria quota dell'indennità di comparto tra le risorse stabili, la quota parte dei maggiori oneri (come differenza rispetto al valore in godimento da parte del lavoratore interessato) sarà sempre a carico delle medesime risorse decentrate stabili; 
b) se il posto era vacante negli anni 2002 e 2003 (quindi senza alcun pagamento della indennità di comparto) la quota parte dei maggiori oneri è a carico del bilancio dell'ente." 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le modalità applicative dell’art. 25 del CCRL 7/12/2006 sulla mobilità individuale di comparto?

Risposta

In riscontro alla nota, pervenuta alla scrivente, a mezzo e-mail, in data 21.03.2007, con la quale codesta Amministrazione chiedeva chiarimenti sulla corretta applicazione dell'istituto della mobilità di comparto individuale, come disciplinato dall'art. 25, del Contratto in oggetto,  si chiarisce quanto segue. 
Nel caso da voi prospettato il dipendente accede alla mobilità entro 150 giorni (30 +120) dalla data del 16.02.2007, data di ricevimento da parte dell'amministrazione che non ha prestato il consenso dell'accettazione della mobilità da parte dell'amministrazione ricevente. Il comma 3, dell'art 25 del CCRL 7.12.2006, infatti, recita, nell'inciso che qui interessa, "dal ricevimento della comunicazione di accoglimento della mobilità". 
Per quanto riguarda, poi, l'adozione, da parte dell'ente cedente, di un apposito atto per la formalizzazione della mobilità, si ritiene che lo stesso sia necessario, a fini sicuramente non costitutivi della mobilità che, come detto, si perfeziona indipendentemente dalla volontà dell'ente cedente, ma a fini conoscitivi. La presa d'atto dell'avvenuta mobilità consente l'accertamento della vacanza del posto per le determinazioni future. 
Si ritiene, infine, che a nulla serva l'acquisizione della certificazione di insussistenza di vincoli che blocchino ovvero limitino le procedure di assunzione dell'altro ente, dovendosi porre attenzione all'esistenza di tali limiti per l'ente cedente. 
Secondo quanto disposto, infatti, dal comma 6, dell'articolo in argomento: "La mobilità di comparto individuale, di cui al presente articolo, rimane sospesa negli enti in cui, per disposizioni nazionali o regionali, si determini un blocco ovvero una limitazione nelle procedure di assunzione che vincolino gli enti interessati. I termini per la decorrenza della mobilità riprendono a decorrere dal momento in cui l'ente cedente e l'ente che acquisisce il lavoratore non sono più tenuti al rispetto del blocco ovvero alle limitazioni nelle procedure di assunzione". 
Tale disposizione tutela l'ente cedente nella misura in cui l'esistenza per lo stesso di disposizioni che bloccano ovvero limitano le procedure di assunzione a copertura del posto che si renderà vacante impedisce la conclusione delle procedure di mobilità in assenza di consenso. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Va riconosciuta la progressione orizzontale su procedura attivata dall’ente di provenienza del dipendente transitato in mobilità qualora la decorrenza del beneficio sia successiva al trasferimento presso il nuovo ente e nonostante essa si riferisca ad un periodo in cui il dipendente era ancora in servizio presso l’originaria amministrazione?

Risposta

La circostanza che la mobilità si sia realizzata in un momento antecedente la data di decorrenza della progressione orizzontale costituisce l'elemento determinante per ritenere non riconoscibile la progressione disposta dall'ente di provenienza. 
La sussistenza del rapporto di lavoro è, infatti, il presupposto giuridico che consente all'amministrazione di esercitare i poteri datoriali. Il venir meno dello stesso impedisce all'ente di provenienza di incidere sullo status giuridico dell'ex dipendente disciplinando fatti o effetti temporalmente successivi alla conclusione del rapporto di lavoro. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Sussiste il diritto alla conservazione da parte del dipendente del posto di lavoro presso un’amministrazione del comparto unico durante il periodo di prova presso altra amministrazione pubblica non rientrante nel comparto?

Risposta

La fattispecie è oggi disciplinata dall'art. 16, comma 8, del CCRL 2006 che dispone: "durante il periodo di prova, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto, senza retribuzione, presso l'ente di provenienza e, in caso di recesso di una delle parti, rientra a domanda, nella precedente categoria e profilo". 
La norma contrattuale sopra richiamata, che abroga per gli enti locali l'art.52 del CCRL 2002 e per la Regione ridefinisce la materia, prima disciplinata dall'art. 8 della L.R. 18/1996, introducendo rilevanti aspetti di novità, non prevede limitazioni alla sua applicazione nel caso in cui la mobilità interessi enti estranei al comparto (non è stata, infatti, riportata la c.d. "condizione di reciprocità" contenuta nell'art.52 del CCRL 01.08.2002). 
Per quanto esposto si ritiene che il dipendente in prova presso una diversa amministrazione pubblica ha diritto, indipendentemente dall'appartenenza di tale amministrazione al comparto, alla conservazione del posto di lavoro presso l'ente di provenienza. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Quali sono le corrette modalità di indizione di un bando di mobilità compartimentale, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 13 della l.r. n. 24/09, nell’ipotesi in cui l’importo delle risorse stabili del fondo per la contrattazione integrativa non abbia la capienza necessaria a garantire la copertura, per il personale interessato dalla procedura stessa, degli oneri inerenti posizioni economiche superiori a quella di inquadramento già conseguite presso l’ente di provenienza per effetto dell’attribuzione di progressioni economiche orizzontali?

Risposta

Le disposizioni contrattuali di riferimento vanno rinvenute all’articolo 27 del CCRL 26.11.2004 ed all’articolo 27 del CCRL 07.12.2006, disciplinanti, rispettivamente,  l’imputazione degli oneri inerenti le progressioni economiche orizzontali e la conservazione della posizione economica conseguita presso l’amministrazione di provenienza per il personale interessato da procedure di mobilità compartimentale. 
Da una parte l’art. 27 del C.C.R.L. 26.11.2004 ha infatti espressamente precisato che tutti i più elevati compensi spettanti ai dipendenti che fruiscono delle progressioni economiche orizzontali sono totalmente a carico delle risorse decentrate e, più in particolare, di quelle aventi caratteristiche di stabilità e di continuità previste dall’articolo 24, comma 2 del CCRL 26.11.2004, mentre, l’articolo 27 del CCRL 07.12.2006 ha confermato quanto già disposto dall’a rticolo 37, comma 4, del CCRL 01.08.2002, ovvero, per il personale interessato da una procedura di mobilita di comparto, il mantenimento della posizione economica conseguita nell’amministrazione di appartenenza. 
Per quanto sopra, si ritiene che nell’ipotesi prospettata da codesto Ente, e cioè dell’insussistenza di risorse del fondo produttività aventi caratteristiche di stabilità e di continuità atte a garantire la copertura degli oneri legati a posizioni economiche successive a quelle di primo inquadramento, sia opportuno, ai fini del rispetto delle succitate disposizioni contrattuali,  darne opportuna evidenza nel bando di mobilità. 
Relativamente al secondo quesito posto in ordine alla possibilità di procedere all’incremento del fondo per la produttività si evidenzia che lo stesso potrà essere determinato unicamente nelle ipotesi e secondo le modalità previste dagli articoli 17, comma 9, e 20, comma 5, del CCRL  01.08.2002, ovvero di riduzione stabile del ricorso al lavoro straordinario  o di incremento stabile delle dotazioni organiche. 


(prot. n. 17526  – 21/07/2010)