RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO PARZIALE

Domanda

Qual è la procedura corretta di applicazione dell'art. 4 comma 2 del CCRL 25/07/2001 (determinazione del contingente massimo di personale a tempo parziale)?

Risposta

La disposizione contrattuale sopra richiamata, nella sua espressione letterale, fa riferimento alla dotazione organica; ciò significa che, ai fini della determinazione del contingente, il riferimento è rappresentato dalla suddetta dotazione e non, viceversa, dal personale effettivamente in servizio (seppure tendenzialmente tra i due elementi dovrebbe esserci coincidenza). Si rammenta, poi, che per gli enti la cui dotazione organica contempli un numero di dipendenti non superiore a 30, il 25% va calcolato facendo riferimento alla dotazione organica complessiva, senza alcun riferimento alle categorie. 
Ove il calcolo del contingente dovesse essere operato con riferimento alle singole categorie, si  ritiene non ammissibile una assimilazione della categoria C alla categoria PLA. Ciò a fronte di una disposizione contrattuale, l'art. 30 del CCRL 1.08.2002, che individua appositamente delle distinte categorie di classificazione per il personale dipendente appartenente all'area della Polizia locale. 
Con riferimento alla norma contenuta al secondo capoverso dell'art. 4, comma 2, del CCRL 25.07.2001, ove si afferma che il contingente dei rapporti a tempo può essere incrementato di una percentuale pari al 13%, solo "in presenza di gravi e documentate situazioni familiari…"e compatibilmente con le esigenze organizzative dell'Ente,  si rileva che tale disposizione è da considerarsi tassativa e non derogabile la cui ratio si ravvede nell'esigenza di contemperare l'interesse del singolo dipendente con la garanzia di funzionalità degli enti, in particolar modo per quanto concerne quelli con un basso numero di dipendenti, nonché con il perseguimento e la razionalizzazione del controllo della spesa pubblica . 
Questa Agenzia, infine, esclude che, ai fini del calcolo del contingente dei rapporti a tempo parziale, possa farsi riferimento, in caso di gestioni associate, al complessivo personale facente parte delle stesse. Si rammenta sul punto che l'assegnazione di personale da parte dei singoli comuni costituenti una forma associativa vale a configurare una modifica del contesto lavorativo in cui la prestazione viene resa, fermo restando che il personale assegnato mantiene un preciso vincolo di dipendenza con l'ente di provenienza. Il personale assegnato alla forma associativa non va ad integrare una dotazione organica aggiuntiva cui fare riferimento ai fini del calcolo del contingente part-time. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Nella determinazione del contingente massimo di rapporti di lavoro a part-time, l'ente deve tenere in considerazione anche i posti istituiti a part-time o i soli rapporti trasformati da tempo pieno?

Risposta

Si rileva che l'art. 4, comma 2 del CCRL 25 luglio 2001, nel determinare il limite del 25% quale contingente ammissibile di part-time all'interno dei singoli enti, fa esclusivo riferimento al "numero dei rapporti" a tempo parziale, senza distinguere, quindi, tra quelli instaurati in posti nati come posti part-time e quelli instaurati a seguito di trasformazione di posti a tempo pieno; ne consegue che, ai fini del rispetto del contingente del 25%, deve farsi riferimento al totale di rapporti a tempo parziale presso un determinato ente. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è la procedura applicativa dell'art. 54 del CCRL 7/12/2006 con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo parziale nell'ambito della pianta organica aggiuntiva (POA)?

Risposta

Con l'art.54 del CCRL 7.12.2007 (Rapporto di lavoro a tempo parziale), che al comma 1 dispone che "Il numero dei  rapporti di lavoro a tempo parziale di cui all'art. 4, comma 2, del CCRL 25.7.2001 viene determinato avendo a riferimento esclusivamente il numero complessivo di posti previsti dalla P.O.A.", si è inteso mantenere distinta la Pianta Organica Aggiuntiva dalla dotazione organica del soggetto al quale è stata affidata la gestione dei servizi sociali al fine di evitare eventuali ricadute su assetti organizzativi da mantenere distinti a fronte delle diverse finalità per le quali le risorse umane vengono impiegate. 
Inoltre, come peraltro precisato nel "Commento e prime note interpretative" al contratto in oggetto (pag.105), con riferimento appunto al commento dell'art.54, "Tenuto conto che la Pianta Organica Aggiuntiva, quantomeno nella fase iniziale di costituzione, è il risultato della "sommatoria" di situazioni preesistenti, si è ritenuto ragionevole prevedere una disciplina transitoria nel caso di superamento delle percentuali previste dal CCRL 25.7.2001 che, a regime, restano comunque confermate"
In caso di superamento di dette percentuali l'ente gestore della P.O.A. deve predisporre un piano di rientro che consenta, alla scadenza dei due anni dalla costituzione della P.O.A. stessa, il rispetto del contingente previsto dall'art. 4, comma 2, del CCRL 25.07.2001. 
Tale piano di rientro, per espressa disposizione contrattuale (art. 54, comma 2, del CCRL 7.12.2006) deve essere definito in sede di concertazione, ove vanno discussi i criteri di formazione delle graduatorie. Non vi sono, infatti, indicazioni in ordine a preferenze da adottarsi che sono rimesse esclusivamente alla sede concertativa, la quale, svolgendosi in ambito aziendale, sarà in grado di valutare al meglio le peculiarità della situazione. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

A quali condizioni un dipendente titolare di rapporto di lavoro a tempo parziale al 70% del tempo pieno può svolgere altra attività lavorativa?

Risposta

Il tema va affrontato partendo dalla norma contrattuale di riferimento, ossia l'art. 4, comma 7, del CCRL 25 luglio 2001 che ha regolamentato la materia della flessibilità del rapporto di lavoro, stabilendo che "i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, qualora la prestazione lavorativa non sia superiore al 50% di quella a tempo pieno, nel rispetto delle vigenti norme sulle incompatibilità, possono svolgere un'altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma, anche mediante l'iscrizione ad albi professionali". Risulta chiaro come la clausola contrattuale rinvii espressamente alle vigenti norme sulle incompatibilità, né poteva essere altrimenti, trattandosi di materia non contrattuale. 
Nel caso prospettato, pertanto, il dipendente, attualmente in part-time al 70%, non può svolgere altra attività lavorativa autonoma non trovandosi nelle condizioni richieste dalla citata norma contrattuale. 
Si chiarisce, altresì, che lo svolgimento di un'attività lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno rappresenta il solo presupposto per il possibile svolgimento di un'altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma. In tal caso, infatti, sono fatte salve solamente le necessarie valutazioni rimesse all'ente di appartenenza che, ai sensi dei commi 8 e 9, del citato art. 4, CCRL 25 luglio 2001, dovrà verificare che l'esercizio delle altre attività non sia incompatibile con la dipendenza pubblica ovvero non interferisca con i compiti istituzionali dell'ente di appartenenza. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è la corretta applicazione del principio di riproporzionamento del trattamento economico agli incaricati di posizione organizzativa titolari di rapporto di lavoro a tempo parziale negli enti privi di dirigenza?

Risposta

La previsione di cui all'articolo 43 del CCRL 07.12.2006, come già chiarito nel manuale di commento e prime note interpretative al CCRL 7.12.2006, nasce dall'esigenza organizzativa rappresentata dai Comuni di più piccole dimensioni di potersi avvalere di specifiche professionalità cui affidare compiti di particolare responsabilità ma, per ragioni di contenimento della spesa, non necessariamente con un impiego a tempo pieno. 
Le previgenti disposizioni contrattuali precludevano infatti, come peraltro ancora oggi per i Comuni con dirigenza e per gli altri enti del comparto, la possibilità di conferire la titolarità di una posizione organizzativa al personale impiegato con contratto di lavoro a tempo parziale. 
In accoglimento a tali richieste, con l'articolo 43 del CCRL 7.12.2006, è stata quindi prevista la possibilità per i Comuni privi di dirigenza di conferire la titolarità di una posizione organizzativa anche al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale, ma comunque con impiego lavorativo non inferiore al 50% del rapporto a tempo pieno. Con il medesimo articolo si è inoltre chiarito che "Il principio del riproporzionamento del trattamento economico trova applicazione anche con riferimento alla retribuzione di posizione."
Per quanto sopra, si precisa che l'importo della retribuzione di posizione da riconoscere al personale con contratto di lavoro a tempo parziale, cui è stata conferita la titolarità di posizione organizzativa, va obbligatoriamente quantificato rapportando il valore definito per la posizione organizzativa a tempo pieno alla durata della prestazione lavorativa del dipendente a tempo parziale e che pertanto tale importo potrà anche essere inferiore al valore minimo contrattualmente fissato. 
Si precisa inoltre che il principio del riproporzionamento va operato anche relativamente ai compensi per lavoro straordinario, già assorbiti nella retribuzione di posizione per il personale incaricato della titolarità di posizione organizzativa con impiego a tempo pieno in misura pari a 120 ore annue. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

L'Amministrazione è obbligata ad accogliere la richiesta di modifica delle condizioni di effettuazione della prestazione lavorativa di un dipendente a part-time (tipo di articolazione oraria, distribuzione della prestazione lavorativa, articolazione verticale/orizzontale)?

Risposta

La fattispecie contrattuale è quella individuata dall'art.4, comma 1, lett.b) del CCRL 25.7.2001 ovvero la "trasformazione di rapporti di lavoro da tempo pieno a tempo parziale su richiesta dei dipendenti interessati". 
E' proprio sulla base di detta disciplina che il dipendente in questione, dalla data del 01/05/2001, a seguito della trasformazione del proprio rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale, risulta prestare servizio a part-time (30 ore settimanali) presso codesta Amministrazione 
In linea di principio, la trasformazione di un rapporto di lavoro part-time con prestazione di 30 ore settimanali in uno, sempre part-time, con diversa articolazione della prestazione (nel caso di specie 15 ore settimanali) è senz'altro possibile. 
Invero, in tal caso non muta la tipologia del rapporto, che resta comunque a tempo parziale, ma si modifica semplicemente l'articolazione della prestazione e, di conseguenza, il dipendente resta pur sempre vincolato dal contratto individuale che ha precedentemente (nel 2001) sottoscritto con l'ente di appartenenza  (1). 
Ne deriva, pertanto, che per una tale modifica risulta necessario l'accordo delle parti e non devono sussistere altri impedimenti, fermo restando che l'Amministrazione non è comunque obbligata ad accogliere la richiesta del dipendente in questione e può anche respingerla ove la giudichi in contrasto con le proprie esigenze di servizio. 
Si ricorda, infatti, che per quanto riguarda la materia dell'orario di lavoro nel pubblico impiego, vige la distinzione fra "orario di lavoro", che riguarda l'adempimento della prestazione lavorativa ed "orario di servizio", che attiene ai profili dell'organizzazione amministrativa. La nuova disciplina normativa, emanata nel contesto del processo di contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego, e la successiva disciplina contrattuale adottata sia a livello nazionale che regionale, si sono occupate non solo di ridefinire la materia dell'orario di lavoro ma fondamentalmente di funzionalizzarlo all'orario di servizio. 
Pertanto, sia la materia dell'articolazione dell'orario di servizio che quella dell'orario di lavoro non possono che rientrare fra gli atti interni di organizzazione di ciascun ente aventi riflessi sul rapporto di lavoro, nell'ambito del più generale potere organizzativo che è proprio dell'Amministrazione nel suo complesso. 
Si precisa, infine, che la richiesta di modifica dell'articolazione dell'orario di lavoro del dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale non può in nessun caso essere intesa quale richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro, che è già a part-time sulla base di un contratto individuale in precedenza sottoscritto dal dipendente medesimo con l'Amministrazione di appartenenza. Infatti, la natura del contratto individuale rimane la stessa seppure con l'eventuale modifica dell'articolazione di orario su richiesta del dipendente interessato. 

(1) In conformità con l’orientamento assunto dall’ARAN con parere 900-4D9, consultabile nella raccolta sistematica all’indirizzo www.aranagenzia.it 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E' possibile per un dipendente avere due rapporti di lavoro part - time al 50% a tempo indeterminato con due enti del comparto?

Risposta

L'art. 4, comma 7, del CCRL 25 luglio 2001 che ha regolamentato la materia della flessibilità del rapporto di lavoro, stabilisce che "i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, qualora la prestazione lavorativa non sia superiore al 50% di quella a tempo pieno, nel rispetto delle vigenti norme sulle incompatibilità, possono svolgere un'altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma, anche mediante l'iscrizione ad albi professionali". 
La clausola contrattuale rinvia espressamente alle vigenti norme sulle incompatibilità, né poteva essere altrimenti, trattandosi di materia non contrattuale (cfr. commi 8 e 9, citato art. 4, CCRL 25 luglio 2001). 
Per ciò che attiene la possibilità di un secondo impiego con un'altra amministrazione pubblica va fatta una netta distinzione in quanto: 
- per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche diverse dagli enti locali è ancora operante il divieto generale stabilito dall'art. 1, comma 58, della legge 662/1996 concernente la razionalizzazione della spesa pubblica; 
- per i soli dipendenti degli enti locali, invece, tale divieto è stato superato dall'art. 92, comma 1, del D. Lgs. 267/2000 e dall'art. 1, comma 557, della legge 311/2004 (finanziaria 2005) che consente ai comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, i consorzi tra enti locali gerenti servizi a rilevanza non industriale, le comunità montane e le unioni dei comuni di servirsi dell'attività lavorativa di dipendenti a tempo pieno di altre amministrazioni locali purchè autorizzati dall'amministrazione di provenienza. 
Premesso un tanto si può ritenere che un ente locale possa procedere all'assunzione a tempo parziale del dipendente di un altro ente locale, purchè siano rispettate le previsioni dell'art. 92, comma 1 del D. Lgs. 267/2000 o dell'art. 1, comma 557 della legge 311/2004. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

L’ipotesi di aumento, con il consenso dell’interessato, del numero di ore di un rapporto di lavoro a tempo parziale, è soggetta alle limitazioni di spesa indicate dal comma 16 dell’art. 13 della L. R. 24/2009?

Risposta

La “filosofia” di fondo indicata dal legislatore con questa legge è quella dell’invarianza della spesa a livello di Comparto unico, mantenendo prioritario l’interesse pubblico, oltre alla possibilità di consentire interventi di razionalizzazione degli apparati organizzativi. 
Tali obiettivi sono riferiti alle possibili “assunzioni” di personale da parte delle Amministrazioni del Comparto unico. 
In considerazione del mancato espresso richiamo, in questa norma, del caso in esame, si ritiene che tale ipotesi esuli dai limiti di spesa imposti dalla legge finanziaria in argomento. 


( prot. 0014418  - 11 giugno 2010)