POSIZIONI ORGANIZZATIVE

Domanda

E' possibile applicare la riduzione d'orario prevista dall'articolo 18 del CCRL 7.12.2006 al personale incaricato di posizione organizzativa?

Risposta

Il disposto dell'art.41, comma 9, del Contratto, sull'obbligo in capo al titolare di posizione organizzativa di "adeguare il proprio orario di lavoro, anche oltre le 36 ore settimanali, alle effettive esigenze degli enti e dei servizi cui è preposto", è strettamente correlato al carattere di flessibilità, anche di orario, che contraddistingue l'incarico di posizione organizzativa, considerato il livello di responsabilità e di impegno richiesti al titolare. Invero, trattasi di una flessibilità di orario che deve essere intesa nel senso che l'incarico di posizione organizzativa presuppone un impegno, anche in termini di tempo e di lavoro richiesti, che dovrebbe essere, almeno in linea di principio, superiore a quello ordinario richiesto al personale non titolare di dette posizioni di lavoro. 
Un tanto a giustificare anche la previsione di un trattamento economico accessorio in capo all'incaricato di posizione organizzativa. Trattamento accessorio che, come precisato dall'art.44, comma 1, del Contratto in oggetto, è composto dalla retribuzione di posizione e dalla retribuzione di risultato, e che "assorbe tutte le competenze accessorie, compreso il compenso per il lavoro straordinario, per un numero pari a 120 ore annue"
Ciò posto, si considera quanto previsto dall'art.18 del Contratto medesimo, per quanto riguarda l'istituto della riduzione di orario. 
In particolare, il comma 1, dell'articolo da ultimo citato, definisce puntualmente ed espressamente i soggetti ai quali può essere applicata la riduzione di orario, fino a raggiungere le 35 ore settimanali, ovvero il "personale adibito a regimi di orario articolato in più turni o secondo una programmazione plurisettimanale"
Alla luce della disciplina contrattuale sopra richiamata, si chiarisce che stante l'obbligo, definito contrattualmente, in capo al titolare di posizione organizzativa di adeguare il proprio orario di lavoro, anche oltre le 36 ore settimanali, l'eventuale riduzione di orario fino a raggiungere le 35 ore medie settimanali, di cui all'art.18 del CCRL 7.12.2006, può comunque considerarsi applicabile anche al dipendente titolare di posizione organizzativa, nel caso in cui lo stesso risulti appartenere alla categoria del personale turnista, ovvero del "personale adibito a regimi di orario articolato in più turni o secondo una programmazione plurisettimanale"

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E' possibile riconoscere l'indennità di turno al personale incaricato di posizione organizzativa?

Risposta

In merito alla nuova formulazione dell’art.44, comma 1, del CCRL 7.12.2006, in particolare nel periodo in cui, con riferimento al trattamento economico accessorio dei titolari di posizione organizzativa, prevede che "Tale trattamento assorbe tutte le competenze accessorie, compreso il compenso per il lavoro straordinario, per un numero pari a 120 ore annue, nonché tutte le indennità correlate ad incarichi o funzioni, fatti salvi i trattamenti incentivanti la produttività di cui all’art.11 della L.R. n.14/2002 e successive modifiche ed integrazioni, all’art. 72, DPR n. 268/87, che limitatamente a tal fine resta operante, all’art. 59, lett. p), del D. lgs 446/97, allo straordinario elettorale e referendario, nonchè ai compensi ISTAT per attività comunque svolte al di fuori del normale orario di lavoro", per quanto riguarda l’assorbimento o meno dell’indennità di turno nel trattamento accessorio previsto per il titolare di posizione organizzativa si conferma, con riferimento alla fattispecie in questione, l’assorbimento dell’indennità di turno di cui all’art.54 del CCRL 1.8.2002, nel trattamento accessorio della posizione organizzativa. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

L.R. n. 1/2006 : può il responsabile del procedimento firmare atti con valenza esterna in presenza di titolare di posizione organizzativa responsabile dell’ufficio comune ed in assenza di figure dirigenziali?

Risposta

In merito al quesito in parola si rende necessaria una ricostruzione normativa volta a definire il ruolo e la figura del Responsabile del procedimento, cui viene affidata la gestione del procedimento amministrativo, come disciplinati dal capo II (articoli 4-6) della Legge 07/08/1990, n.241, recante "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi"
I compiti riconosciuti al Responsabile del procedimento sono quelli indicati all'art.6 della citata Legge n.241: iniziativa ed impulso; avvisi e comunicazioni; verifica, formazione e acquisizione di fatti, atti ed interessi; eventuale adozione del provvedimento finale. Si tratta, in sostanza, di compiti di impulso, di direzione e di coordinamento dell'istruttoria procedimentale e, solo in via eventuale, di decisione. 
Il Responsabile del procedimento, pertanto, si configura come il centro di imputazione dell'attività della pubblica Amministrazione, con riferimento a ciascun procedimento individuato dalla stessa. Risulta, quindi, necessario per l'ente definire i procedimenti in essere presso la stessa Amministrazione per poi individuare i soggetti che assumono la responsabilità di rappresentare le determinazioni della stessa, ovvero di adottare i relativi provvedimenti finali. Con riferimento alla fattispecie in questione, ciò significa che, con la costituzione dell'Associazione Intercomunale vanno anche definiti i procedimenti da sviluppare e i relativi livelli di responsabilità. 
Per quanto riguarda la individuazione della figura di Responsabile del procedimento, si rimanda all'art.5, comma 1, della citata Legge n.241, il quale espressamente prevede che "il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all'unità la responsabilità della istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale"
Da tale normativa si evince, quindi, che il dirigente assume il ruolo di responsabile di tutti i procedimenti che rientrano nella competenza funzionale dell'unità organizzativa, dall'inizio alla loro conclusione. Lo stesso, tuttavia, può nominare un funzionario per provvedere alle relative incombenze, conferendogli la qualifica di responsabile del procedimento, fermo restando che l'adozione del provvedimento finale è riservata alla sua competenza esclusiva. 
Nella fattispecie in questione, invece, in assenza di figure dirigenziali, il responsabile dell'adozione del provvedimento finale di ciascun procedimento non potrà che essere il titolare di posizione organizzativa preposto all'Ufficio comune. Negli uffici comunali aderenti all'Associazione Intercomunale, invece, non potranno che essere assegnati dipendenti ai quali il titolare di posizione organizzativa, individuato quale Responsabile dell'ufficio comune in assenza di figure dirigenziali, abbia riconosciuto la responsabilità del procedimento e dell'istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento. Tali soggetti, pertanto, potranno senz'altro essere qualificati "responsabile del procedimento", solo nel caso in cui la relativa responsabilità riguardi adempimenti procedimentali, quali ad esempio quelli di cui all'art.6 della Legge n.241/1990, sopra già menzionati, nonché quelli individuati dal CCRL 26.11.2004 e, da ultimo, dal CCRL 07.12.2006 (personale comparto unico non dirigente), nelle declaratorie riferite alla cat.D, ma non l'eventuale adozione del provvedimento finale. 
Infatti, in caso di assenza della figura dirigenziale il titolare di posizione organizzativa, nominato quindi dal Sindaco a norma dell'art.42 del CCRL 07.12.2006, deve intendersi quale il soggetto "delegato" ad assumere la titolarità e la responsabilità (di prodotto e di risultato) dell'atto finale di un dato procedimento, appunto "anche mediante adozione di atti espressivi di volontà con effetti esterni". Si ricorda peraltro che l'art.40 del CCRL 07.12.2006, definisce le posizioni organizzative, quali "posizioni di lavoro che richiedono, con assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato, anche mediante adozione di atti espressivi di volontà con effetti esterni" ed individua specificamente i compiti richiesti ai titolari di dette posizioni. 
In conformità con tale orientamento interpretativo, l'art.40, comma 4 del Contratto collettivo regionale di lavoro del personale non dirigente del comparto unico (q.g. 2002-2005 e b.e. 2004-2005) prevede espressamente che le funzioni oggetto dell'incarico di posizione organizzativa non possono essere delegate. Un tanto in quanto, se lo scopo dell'attribuzione dell'incarico di p.o. è quello di risolvere problemi organizzativi attraverso il conferimento di un incarico temporalmente definito al personale di cat.D, a fronte del riconoscimento di una specifica retribuzione di posizione, le stesse funzioni non possono essere delegate. 
Pertanto, con riferimento alla fattispecie considerata, la presenza nei diversi uffici comunali aderenti all'Associazione Intercomunale di un Responsabile del procedimento, che non coincide con la figura del titolare di posizione organizzativa posto alla direzione dell'Ufficio comune, non andrebbe a legittimare la "delega della delega" di funzioni da parte del Responsabile dell'Ufficio comune ai Responsabili assegnati alle sedi di ciascun ufficio comunale; con ciò a significare che detti dipendenti non sarebbero legittimati all'adozione di un provvedimento finale bensì la loro competenza riguarderebbe appunto l'espletamento di compiti inerenti lo svolgimento del singolo procedimento. 
In altri termini, nel caso in cui l'Amministrazione decidesse di attribuire responsabilità inerenti il procedimento ai soggetti preposti agli uffici comunali aderenti all'Associazione Intercomunale, l'adozione degli atti finali spetterebbe comunque al titolare di p.o. Responsabile dell'ufficio comune, il quale, in assenza di figure dirigenziali, rivestirebbe anche il ruolo di Responsabile del procedimento come soggetto che assume la responsabilità e la titolarità dell'atto finale di un procedimento. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E' possibile procedere al pagamento in favore del titolare di posizione organizzativa delle maggiorazioni previste dall'articolo 56 del CCRL 01.08.2002 per tutte le ore di servizio prestate nelle giornate festive domenicali, del cui riposo settimanale ha già goduto?

Risposta

L'art.41, comma 9 del CCRL 07.12.2006 precisa che il dipendente titolare di posizione organizzativa ha l'obbligo di adeguare il proprio orario di lavoro alle esigenze di servizio anche oltre le 36 ore settimanali. 
Per quanto riguarda il limite delle 120 ore annue di straordinario, l'art.44, comma 1 del medesimo contratto specifica che il trattamento economico accessorio per il titolare di posizione organizzativa, composto dalla retribuzione di posizione e dalla retribuzione di risultato, "assorbe tutte le competenze accessorie, compreso il compenso per il lavoro straordinario, per un numero pari a 120 ore annue, nonché tutte le indennità correlate ad incarichi o funzioni, fatti salvi i trattamenti incentivanti la produttività di cui all'art.11 della L.R. n. 14/2002 e successive modifiche ed integrazioni, all'art. 72, del DPR n.268/87, che limitatamente a tal fine resta operante, all'art.59, lett. p), del D.Lgs. n. 446/97, allo straordinario elettorale e referendario, nonché ai compensi ISTAT per attività comunque svolte al di fuori del normale orario di lavoro."
Solo il dipendente che supera il suddetto limite può chiedere la liquidazione dello straordinario dalla 121^ ora e fino alla 180^ ora, limite massimo annuo fissato dall'art.17 del CCRL 01.08.2002. E' inteso, comunque, che il lavoro straordinario eccedente le 120 ore, segue le regole contrattuali dello straordinario e quindi deve essere debitamente e preventivamente autorizzato. 
Stante quanto premesso e, ferma restando la legittimità, ai sensi del combinato disposto dagli articoli 17 e 56 del CCRL 01.08.2002, del riconoscimento al titolare di p.o. in questione del giorno di riposo compensativo, per le ore di servizio prestate nelle giornate festive domenicali il dipendente interessato non ha invece diritto al pagamento delle ore straordinarie prestate finché queste non superino la soglia delle 120 ore complessive. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

La previsione di cui all'articolo 44, comma 7, del CCRL 7.12.2006, può essere letta nel senso che il valore della posizione organizzativa previsto per le unioni di Comuni sia applicabile anche per i titolari di posizione organizzata degli enti che aderiscono ad una delle forme associative di cui alla L.R. n. 1/2006 ma non sono incaricati della titolarità degli uffici associati?

Risposta

La previsione di cui all'articolo 44 comma 7, in lettura con il combinato disposto di cui all'art. 49 comma 3, del CCRL 07.12.2006, si ritiene sia applicabile alle figure di posizione organizzativa la cui responsabilità è collegate alla gestione in comune delle funzioni e dei servizi oggetto dell'associazione. Per le altre posizioni organizzative, pertanto, resta applicabile il comma 3 dell'art. 44. e l'autonomia del Comune nel pesare il valore della posizione stessa è esercitabile solo nei limiti fissati dalla contrattazione collettiva regionale nello stesso comma 3. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E' possibile conferire un incarico di posizione organizzativa di staff, ex articolo 40, comma 1, lett. c) anche al personale inserito in unità organizzative monopersonali?

Risposta

L'art. 40, CCRL 07.12.2006 prevede che 
"1. Gli enti possono istituire, previa informativa alle Organizzazioni sindacali, posizioni di lavoro che richiedono, con assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato, anche mediante adozione di atti espressivi di volontà con effetti esterni: 
a) lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa; 
b) lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione, anche correlate a diplomi di laurea e/o di scuole universitarie e/o alla iscrizione ad albi professionali; 
c) lo svolgimento di attività di staff e/o di studio, ricerca, ispettive, di vigilanza e controllo caratterizzate da elevate autonomia ed esperienza. 
(…) 
5. L'incarico di posizione organizzativa di cui al comma 1, lettera a), non può in nessun caso essere conferito qualora il personale assegnato all'unità organizzativa complessa affidata in responsabilità si esaurisca nel titolare della posizione organizzativa medesima." 

Pertanto, sin dal tenore letterale della disposizione in esame si evince che è senz'altro possibile conferire un incarico di posizione organizzativa ‘di staff'ex  lett. c) anche al personale inserito in unità organizzative monopersonali: la necessità che vi siano altri soggetti nell'unità organizzativa è infatti prevista soltanto per l'ipotesi di cui alla lett. a), da interpretarsi in senso tassativo e non esemplificativo. 
Senz'altro potrà poi affidarsi un incarico di p.o. ‘misto' a chi svolga le attività di cui alle diverse previsioni: in ogni caso, però, il corrispettivo sarà uno solo. 
Si sottolinea, infine, che la scelta operata dall'Ente nel conferire l'incarico di posizione organizzativa è senz'altro discrezionale, non sussistendo alcun "ordine di priorità" tra i dipendenti basato, ad esempio, sull'anzianità ovvero sulla posizione economica: in sostanza, all'interno della categoria D l'Ente opera le proprie autonome valutazioni. I vincoli imposti a tale opzione discrezionale riguardano i generali divieti di discriminazione; opportunamente l'Ente motiverà le ragioni della propria scelta, in omaggio ai canoni di trasparenza ed imparzialità. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual'è il trattamento economico da attribuire al personale, incaricato di posizione organizzativa e parzialmente utilizzato ai sensi dell'articolo 7, CCRL 26.11.2004 o assegnato alla forma associativa?

Risposta

L'art. 7, CCRL 26.11.2004 prevede che 
"Al fine di soddisfare la migliore realizzazione dei servizi istituzionali e di conseguire una economica gestione delle risorse, gli enti locali possono utilizzare, con il consenso dei lavoratori interessati,  personale assegnato da altri enti cui si applica il presente CCRL per periodi predeterminati e per una parte del tempo di lavoro d'obbligo mediante convenzione e previo assenso dell'ente di appartenenza. La convenzione, atto di gestione di diritto privato del rapporto di lavoro e come tale non assimilabile alle convenzioni di cui all'art. 30 del D. Lgs 267/2000, definisce, tra l'altro, il tempo di lavoro in assegnazione, nel rispetto del vincolo dell'orario settimanale d'obbligo, la ripartizione degli oneri finanziari e tutti gli altri aspetti utili per regolare il corretto utilizzo del lavoratore. La utilizzazione parziale, che non si configura come rapporto di lavoro a tempo parziale,  è possibile anche per la gestione dei servizi in convenzione. 
4. I lavoratori che operano presso l'Ente utilizzatore  a tempo parziale possono essere anche incaricati della responsabilità di una posizione organizzativa nell'ente di utilizzazione o nei servizi convenzionati di cui al comma 7; il relativo importo annuale, indicato nel comma 5, è riproporzionato in base al tempo di lavoro e  si cumula con quello eventualmente in godimento per lo stesso titolo presso l'ente di appartenenza che subisce un corrispondente riproporzionamento.  
5. Il valore su base annua per tredici mensilità, della retribuzione di posizione per gli incarichi di cui al comma 4, rimane confermato negli importi di cui all'art. 33, comma 2 del C.C.R.L. 01/08/2002 ". 
Altresì, il successivo art. 44, CCRL 07.12.2006 ha disposto che 
"2. Per l'ente Regione, l'importo della retribuzione di posizione varia nel rispetto dei valori minimi e massimi individuati per le posizioni organizzative istituite nelle unioni di comuni, di cui all'art. 49, ovvero da un minimo di € 5.200,00 ad un massimo di € 16.000,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità, escludendo riflessi sul salario aggiuntivo. 
3. Per gli Enti locali, l'importo della retribuzione di posizione varia nel rispetto dei valori minimi e massimi già previsti dall'art.33, comma 2 del CCRL 01.08.2002, ovvero da un minimo di € 4.150,00 ad un massimo di € 10.350,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità. 
4. Nel caso di costituzione di associazioni intercomunali, di cui alla L.R. n.1/2006, al personale incaricato di una posizione organizzativa si applicano le disposizioni in vigore per le unioni di comuni." 

Alla luce di tali disposizioni, si evidenzia come nel caso di personale che svolga la propria prestazione in convenzione al 50% dell'orario (18 ore settimanali) presso un'Associazione intercomunale spetti il 50% dell'importo di cui all'art. 44, c. 2, e cioè "da un minimo di € 5.200,00 ad un massimo di € 16.000,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità" oltre alla retribuzione di risultato. La misura in concreto andrà determinata dall'organo di vertice dell'Ente Comune capofila. 
Per il rimanente 50% dell'orario (18 ore settimanali) svolto presso l'Ente datore di lavoro, tale dipendente potrà sì essere incaricato di posizione organizzativa ma, anche in questo caso, dovrà essere operata la riduzione dell'importo prevista  dall'art. 7, c. 4, CCRL 26.11.2004, e cioè esso sarà "riproporzionato in base al tempo di lavoro e  si cumula con quello eventualmente in godimento per lo stesso titolo presso l'ente di appartenenza che subisce un corrispondente riproporzionamento". Nell'Ente datore di lavoro il trattamento relativo all'incarico di p.o. sarà dunque compreso tra il 50% di "un minimo di € 4.150,00 ad un massimo di € 10.350,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità". 
Si sottolinea infine che il riproporzionamento e la riduzione non sono facoltà per gli enti, ma obblighi di natura contrattuale. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Cosa deve intendersi, ai fini dell'attribuzione di un incarico di posizione organizzativa di cui all'articolo 40, comma 1, lett. a) del CCRL 7.12.2006, con l'espressione "personale assegnato all'unità organizzativa"? E' possibile conferire un incarico di posizione organizzativa nell'ipotesi in cui risultino assegnati, ad esempio, un collaboratore a rapporto di co.co.co. o un dipendente, formalmente collocato presso una diversa unità organizzativa, che però svolge parte delle sue prestazioni lavorative presso l'unità facente capo alla p.o.?

Risposta

L'art.40, comma 5, del nuovo Contratto di Comparto, dispone espressamente che: "L'incarico di posizione organizzativa di cui al comma 1, lettera a), non può in nessun caso essere conferito qualora il personale assegnato all'unità organizzativa complessa affidata in responsabilità si esaurisca nel titolare della posizione organizzativa medesima"
Un tanto a significare che solo l'incarico di posizione organizzativa, che richiede lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa, non può in nessun caso essere conferito qualora il personale assegnato all'unità organizzativa complessa, affidata in responsabilità, coincida in via esclusiva con il titolare della p.o. medesima. 
Ciò posto, al quesito se un collaboratore di co.co.co possa appartenere alla categoria del "personale assegnato all'unità organizzativa", si rappresenta che un collaboratore a con tale tipologia contrattuale, per la posizione di autonomia senza vincolo di subordinazione nell'espletamento di una data attività, non può rientrare nell'ambito del complesso delle risorse umane facenti capo all'unità organizzativa, della quale il titolare di p.o. risulta responsabile.in considerazione del fatto. 
Per quanto riguarda, inoltre, il dipendente formalmente collocato presso una diversa unità organizzativa, a nulla rileva, ai fini dell'ammissibilità del conferimento dell'incarico di p.o. per lo svolgimento delle funzioni, di cui all'art.40, comma 1, lett.a), del CCRL 7.12.2006, la circostanza che lo stesso svolga parte delle sue prestazioni lavorative presso l'unità organizzativa facente capo al titolare di posizione organizzativa, in quanto trattasi comunque di un dipendente che risulta assegnato presso altra unità. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

E' possibile corrispondere l'indennità di vigilanza al titolare di posizione organizzativa?

Risposta

Come disposto dall'art.44, comma 1, del CCRL 07.12.2006, il trattamento economico accessorio del personale di cat.D titolare di posizione organizzativa, è composto dalla retribuzione di posizione e dalla retribuzione di risultato. Detto trattamento economico assorbe tutte le competenze accessorie comprese le indennità correlate ad incarichi e funzioni, fatte salve quelle puntualmente indicate nel medesimo comma 1. 
Invero, come precisato dall'A.Re.Ra.N. sia nella propria circolare "Area vigilanza" di data 20.9.2004 (quesito n.6), sia nel Manuale operativo al CCRL 26.11.2004, al punto 8.1., con riferimento al concetto di "riassorbimento", "tale disposto non è da intendersi che al personale interessato stesso non debba essere corrisposta l'indennità di cui all'art.30, comma 10 del CCRL (indennità di p.s.)." Infatti," L'indennità di vigilanza di cui all'art.5 della legge 65/1986 non è una indennità legata al possesso di un mero profilo professionale ma la sua erogazione dipende dall'effettivo svolgimento di tutti i compiti e le funzioni espressamente indicate nella legge 65. La sua corresponsione spetta a prescindere da ogni considerazione sulle modalità, luogo nonché sulla categoria o posizione economica propria del personale inquadrato nell'area vigilanza purché lo stesso, effettivamente, svolga le mansioni richieste. Per tali motivi la predetta indennità costituisce un emolumento fisso e continuativo assimilabile al trattamento fondamentale.". Pertanto, "qualora venga conferito un incarico di posizione organizzativa, l'indennità di p.s. deve essere riassorbita nella retribuzione di posizione ma non eliminata dal computo dell'ammontare complessivo degli emolumenti da corrispondere al personale. L'indennità in narrativa pur non costituendo una voce individuale del trattamento economico del personale con incarico di posizione organizzativa rimane una componente individuata ed individuabile dell'ammontare complessivo della retribuzione di posizione da calcolarsi in aggiunta alla somma spettante quale trattamento economico accessorio del personale titolare delle posizioni di cui all'art.31 del CCRL." 
Un tanto confermato sulla necessità di mantenere la indennità in argomento nel computo dell'ammontare complessivo degli emolumenti da corrispondere al personale (seppure mediante un suo riassorbimento nella retribuzione di posizione), si ricorda, ad ogni buon conto, che in ogni caso va rispettata la graduazione della retribuzione di posizione nel senso che ove la stessa venga conferita, l'ammontare complessivo che ne risulta (comprensivo quindi anche della indennità di vigilanza) non potrà comunque eccedere l'importo della retribuzione di posizione stabilito nell'ammontare massimo di € 10.350,00 (art.44, comma 3, CCRL 07.12.2006). 
Per quanto riguarda, invece, la retribuzione di risultato, come specificato dall'art.33, comma 3, "L'importo della retribuzione di risultato non può superare il 35%, né essere inferiore al 15% della retribuzione di posizione specificamente attribuita"
Nel calcolare la retribuzione di risultato, pertanto, il rapporto percentuale definito dal contratto (15% - 35%), deve essere calcolato con riferimento all'importo della retribuzione di posizione, importo quest'ultimo che, ai fini del suddetto calcolo percentuale, deve ricomprendere il valore dell'indennità di vigilanza, quale voce riassorbita nell'importo della retribuzione di posizione. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è l'importo massimo della retribuzione di posizione e di risultato attribuibile ai titolari di posizione organizzativa dei servizi gestiti in convenzione ex articolo 21 della L.R. n. 1/2006?

Risposta

Con riferimento alle forme collaborative, la nuova disciplina contrattuale, di cui all'art.44 del CCRL 7.12.2006, nel chiarire i limiti minimi e massimi degli importi della retribuzione di posizione previsti per il titolare di posizione organizzativa, individua una casistica esplicita e tassativa. 
In particolare, il comma 2 dell'articolo in esame, nel confermare per l'ente Regione gli importi previgenti, li parifica a quelli previsti nel caso delle unioni di comuni (art.23, L.R. n.1/2006), ovvero "da un minimo di € 5.200,00 ad un massimo di € 16.000,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità, escludendo riflessi sul salario aggiuntivo"
Il comma 3 del medesimo articolo conferma, inoltre, per gli Enti locali, gli importi minimi e massimi già previsti dall'art.33, comma 2, del CCRL 01.08.2002. 
Il comma 4 dispone espressamente che, nel caso di associazioni intercomunali (art.22, L.R. n.1/2006), "al personale incaricato di una posizione organizzativa si applicano le disposizioni in vigore per le unioni di comuni", ovvero i valori minimi e massimi individuati per le posizioni organizzative istituite nelle unioni di comuni. 
Infine, il comma 7, nel disporre che "Negli enti tra loro associati, ai fini della gestione di una pluralità di funzioni e servizi, ai sensi dell'art.22 della L.R. n.1/2006, il valore delle posizioni organizzative può essere incrementato fino al valore massimo individuato per le posizioni organizzative istituite nelle unioni di comuni, di cui all'art.49", rimarca ulteriormente quanto già chiarito dal precedente comma 4, ovvero che nel caso di associazioni intercomunali il valore previsto per le posizioni organizzative può essere incrementato fino al valore massimo individuato per le p.o. istituite nelle unioni di comuni, ovvero € 16.000,00. 
Un tanto chiarito, per quanto riguarda la fattispecie delle convenzioni tra enti, si ricorda che la scelta operata con il CCRL 01.08.2002, all'art.34, comma 4, ovvero che il valore massimo della p.o. negli Enti locali, pari a €10.350,00, poteva essere aumentato del 50% nel caso di servizi in convenzione, è stata già riconsiderata con il successivo contratto del 26.11.2004, all'art.7, proponendo la soluzione individuata nel frattempo a livello nazionale che, pur valorizzando le convenzioni tra enti, disponeva che il valore della retribuzione di posizione, per quanto maggiorato, rimanesse comunque all'interno del valore massimo riconosciuto alle posizioni organizzative. 
Come peraltro specificato dall'A.Re.Ra.N. nel "Commento e prime note interpretative" al CCRL 7.12.2006, proprio nel commento esplicativo della disciplina, di cui all'art.44, del CCRL 7.12.2006 (pag. 88), "(…) Alla luce di queste considerazioni risulta coerente la scelta della presente ipotesi di contratto di valorizzare le posizioni organizzative, con un importo più alto (pari, di fatto a circa il 50% del valore massimo attribuibile, come previsto dall'originario disposto di cui all'art. 34 del CCRL 01.08.2002), solamente in presenza di un'unione di comuni o nel caso, previsto dal successivo comma 4, di costituzione di associazioni intercomunali, di cui alla L.R. n.1/2006. 
Si evince, pertanto, che il disegno contrattuale sopra esaminato porta al superamento delle previgenti disposizioni, ad eccezione di quanto previsto dall'art.7 del CCRL 26.11.2004, che invece continua a disciplinare il caso di mere convenzioni tra Enti locali, per le quali quindi continua a trovare applicazione il disposto, di cui al comma 5, dell'articolo medesimo, il quale nel precisare che "Il valore su base annua per tredici mensilità, della retribuzione di posizione per gli incarichi di cui al comma 4, rimane confermato negli importi di cui all'art.33, comma 2 del CCRL 01/08/2002" (ora art.44, comma 3, del CCRL 7.12.2006), si riferisce ai valori minimi e massimi, rispettivamente pari a € 4.150,00 e a € 10.350,00. 
In definiva, quindi, volendo operare una sintesi di quanto previsto dalla disciplina contrattuale vigente in materia di trattamento accessorio dei titolari di posizione organizzativa, con riferimento al combinato disposto dall'art.7 del CCRL 26.11.2004 e dall'art.44, del CCRL 7.12.2006, per quanto riguarda il trattamento economico accessorio da corrispondere ai titolari di posizione organizzativa, si chiarisce quanto segue: 

  • Ente Regione: a conferma della disciplina previgente, di cui all'art.8, del CCRL 14.3.2005, l'importo della retribuzione di posizione varia nel rispetto dei valori minimi e massimi pari rispettivamente a € 5.200,00 e a € 16.000,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità (art.44, comma 2, CCRL 7.12.2006); 
  • Enti locali: a conferma della disciplina previgente, di cui all'art.33, del CCRL 01.08.2002, l'importo della retribuzione di posizione varia nel rispetto dei valori minimi e massimi pari rispettivamente a € 4.150,00 e a e € 10.350,00 annui lordi corrisposti per tredici mensilità (art.44, comma 3, CCRL 7.12.2006); 
  • Unioni di Comuni: gli importi minimi e massimi della retribuzione di posizione vengono uniformati a quelli previsti per l'ente Regione, quindi € 5.200,00 - € 16.000,00 (art.44, comma 2, CCRL 7.12.2006); 
  • Associazioni intercomunali: gli importi minimi e massimi della retribuzione di posizione vengono uniformati a quelli previsti per le Unioni di Comuni, quindi € 5.200,00 - € 16.000,00 (art.44, comma 4, CCRL 7.12.2006); 
  • convenzioni tra Enti locali: i valori minimi e massimi della retribuzione di posizione vengono confermati negli importi, rispettivamente, pari a € 4.150,00 e a € 10.350,00 (art.7 CCRL 26.11.2004). 


(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

Qual è l'orario di lavoro del titolare di posizione organizzativa e orario di lavoro?

Risposta

Il dipendente titolare di posizione organizzativa è sottoposto al medesimo debito orario dovuto da ogni altro dipendente, misurabile a settimana/ mese/ altro periodo individuato dall'amministrazione (c.d. orario multiperiodale). Altresì, sull'incaricato di posizione organizzativa grava l'ulteriore obbligazione secondo cui: 
"L'assunzione dell'incarico relativo all'area delle posizioni organizzative determina, per tutta la durata dell'incarico stesso, in capo al dipendente incaricato, salvo quanto previsto dall'art. 44, l' obbligo di adeguare il proprio orario di lavoro, anche oltre le 36 ore settimanali alle effettive esigenze degli enti e dei servizi cui è preposto, con relativa assunzione di specifica responsabilità nell'ambito di apposite direttive assunte dal dirigente> (art. 41, CCRL 07.12.2006). 
Sin dalla lettera della norma, si evidenzia come all'incaricato di posizione organizzativa sia richiesta una maggior flessibilità rispetto al rimanente personale di categoria non dirigenziale nell'articolazione del proprio orario di lavoro, e ciò anche "oltre le 36 ore settimanali"
Tale espressa previsione permette di sostenere come l'orario del titolare di posizione organizzativa sia "naturalmente" un orario non fisso: per tale aspetto, pare potersi affermare che l'incarico di posizione organizzativa si avvicina notevolmente alla flessibilità insita nell'incarico dirigenziale. Per converso, però, il personale incaricato di posizione organizzativa rimane personale di categoria non dirigenziale, e in quanto tale deve sottoporsi all'accertamento del debito orario, pur contenendo lo straordinario contrattualmente compreso nell'incarico entro il <tetto> di centoventi ore di lavoro. 
Con riferimento al quesito, pertanto, nel caso in cui il titolare di posizione organizzativa necessiti di allontanarsi dal lavoro prima, ovvero di arrivare più tardi, non pare in alcun modo necessario ricorrere ai permessi ex art. 20, CCNL 06.07.1995. Infatti, un uso congruo dell'orario multiperiodale permette senz'altro anche all'incaricato di posizione organizzativa di gestirsi nel modo più adeguato. 
Ma anche nel caso in cui l'Ente rilevi normalmente le presenze soltanto con riferimento al debito orario giornaliero (es: otto ore/die) o settimanale (trentasei ore/settimana), pare più rispondente allo scopo ed alla struttura dell'incarico di posizione organizzativa disporre che il titolare possa, previo accordo con il dirigente di riferimento, recuperare l'eventuale debito orario giornalmente o settimanalmente non soddisfatto a <consuntivo> entro ogni anno di incarico. In tal modo, ad essere soddisfatto non è un (inesistente) diritto soggettivo del dipendente al recupero e compensazione del debito orario ordinario con lo straordinario, quanto invece l'interesse dell'amministrazione al rispetto del cennato art. 41, CCRL 07.12.2006 per un'organizzazione efficiente, efficace ed economica. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)

Domanda

La retribuzione di posizione e quella di risultato spettano a un titolare di Posizione Organizzativa anche in caso di assenza prolungata?

Risposta

Esaminato il combinato disposto dell’art. 9 comma 8 del Contratto Collettivo Regionale di Lavoro 6/5/2008 e dell’art. 60 comma 2 lett. c) del CCRL 7/12/2006, la retribuzione di posizione non può essere considerata come compenso accessorio legato alla effettiva prestazione o alla presenza in servizio, e come tale da escludersi dal trattamento economico del titolare di Posizione Organizzativa  se questi  è assente per malattia. 
Concordando con il principio generale per cui non è possibile riconoscere due retribuzioni di posizione per il medesimo incarico, si ritiene che le possibilità per remunerare il sostituto per la specifica e saltuaria prestazione siano offerte dall’utilizzo delle risorse destinate alla retribuzione di risultato o, in alternativa, dall’individuazione in sede di contrattazione integrativa decentrata di strumenti incentivanti diversi. 

(prot. 0014606 - 14 giugno 2010) 

Domanda

A un dipendente è stato conferito un incarico di posizione organizzativa a tempo parziale mentre per la restante parte della prestazione lavorativa lo stesso è stato assegnato all’ufficio comune di una forma associativa. E’ possibile erogare al dipendente l’indennità per il personale assegnato alle forme associative di cui all’art. 48 del CCRL 7.12.2006?

Risposta

Gli enti privi di dirigenza, così come previsto dall’art. 43 del CCRL 7.12.2006, possono individuare, in relazione alle specifiche esigenze organizzative derivanti dall’ordinamento vigente, delle posizioni organizzative a tempo parziale. In questo caso opera il principio del riproporzionamento, in base alla durata della prestazione lavorativa, della retribuzione di posizione nonché dei compensi di lavoro straordinario assorbiti dalla stessa retribuzione. Il trattamento economico corrisposto al titolare di posizione organizzativa, così come disposto dall’a rt. 44, comma 1, del CCRL 7.12.2006, assorbe tutte le competenze accessorie nonché le indennità correlate ad incarichi o funzioni. 
Pertanto, nel caso del titolare di posizione organizzativa a tempo parziale, non tutte le competenze accessorie andranno riassorbite dalla retribuzione di posizione ma solo quelle correlate all’incarico attribuito. Per contro quelle riferite alla prestazione lavorativa svolta fuori dall’i ncarico di posizione organizzativa andranno retribuite tenendo conto delle norme contrattuali e degli accordi sottoscritti nonché della durata della prestazione lavorativa. 

(prot. 0013504 - 01/04/2011)

Domanda

E' possibile corrispondere al titolare di posizione organizzativa dei trattamenti economici ulteriori rispetto a quanto percepito a titolo di retribuzione di posizione e di risultato?

Risposta

Come disposto dall'art. 44, comma 1, del CCRL 07.12.2006, il trattamento economico accessorio del personale di cat. D, titolare di posizione organizzativa, è composto dalla retribuzione di posizione e dalla retribuzione di risultato. Detto trattamento economico assorbe tutte le competenze accessorie, comprese le indennità correlate ad incarichi e funzioni, fatte salve quelle puntualmente indicate nel medesimo comma 1. 
Nel caso prospettato da codesta Amministrazione, ovvero della possibilità di procedere all'attribuzione in favore del Comandante della polizia locale di parte delle risorse destinate alla realizzazione di un progetto mediante utilizzo del fondo delle risorse decentrate, si rappresenta che il titolare di posizione organizzativa non potrà in alcun modo partecipare al riparto delle stesse, stante l'assorbimento del trattamento accessorio nella retribuzione di posizione e di risultato. In tale ipotesi l'Amministrazione, previa idonea valutazione e implementazione degli obiettivi assegnati, potrà riconoscere allo stesso, nel rispetto dei limiti contrattuali, un maggior valore della retribuzione di risultato.

(prot. 0021211 - 27/05/2011)

Domanda

La retribuzione di posizione del titolare di posizione organizzativa va corrisposta anche durante il periodo di congedo parentale? Se nel corso del periodo di assenza per congedo parentale interviene una modifica all'importo della retribuzione di posizione quale valore andrà corrisposto al dipendente?

Risposta

La retribuzione da corrispondere al personale titolare di posizione organizzativa durante il periodo di congedo parentale è definita dall’art. 20 del CCRL 7.12.2006 il quale dispone che “per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi sessanta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche frazionatamene, non riducono le ferie, siano valutati ai fini dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute”. La norma indica chiaramente le voci da escludere dal computo della retribuzione e tra queste non vi è la retribuzione di posizione che pertanto va corrisposta anche durante il periodo di congedo parentale (1).
Per quanto riguarda il secondo quesito si precisa che la retribuzione corrisposta durante il periodo di congedo parentale si riferisce a quella teoricamente spettante prima dell’inizio dell’assenza e di conseguenza ogni cambiamento che dovesse intervenire nel frattempo non modifica l’importo da corrispondere al dipendente. La nuova retribuzione di posizione potrà essere applicata solo nel momento del rientro in servizio.

(1) A questo proposito si veda anche i pareri RAL608 e RAL610 dell’ARAN pubblicati su www.aranagenzia.it

(prot. 0041964 - 12/12/2011)