RIMBORSO SPESE LEGALI

Domanda

Quali sono le condizioni per riconoscere il patrocinio legale ai dipendenti del comparto unico?

Risposta

Il diritto al rimborso delle spese legali sussiste per i dipendenti degli Enti locali del Comparto secondo le condizioni previste dall'art. 60 CCRL 01.08.2002 e cioè: 
"1. L'ente, anche a tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l'apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei compiti d'ufficio, assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall'apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento
2. In caso di sentenza di condanna esecutiva per fatti commessi con dolo o colpa grave, l'ente ripeterà dal dipendente tutti gli oneri sostenuti per la sua difesa in ogni stato e grado del giudizio. 
3. La disciplina del presente articolo non si applica ai dipendenti assicurati ai sensi dell'art. 65, comma 1." 

In particolare, si sottolinea come sembri necessaria una attenta valutazione in ordine ai punti evidenziati nel testo della disposizione in esame. 
In primo luogo, si richiama l'attenzione circa la necessità che vi sia anche un interesse dell'ente ad assumere gli oneri derivanti dalla difesa tecnica, che deve aver riguardo anche "alla tutela" degli interessi e diritti propri dell'Amministrazione. Ed infatti: gli oneri sono assunti nel caso di procedimenti penali o civili relativi a "fatti o atti direttamente connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei doveri d'ufficio": cioè, nei casi in cui il dipendente venga"attaccato" per il modo o il risultato della propria attività lavorativa (non quindi quando il comportamento del dipendente esula dal proprio incarico). 
Circa la provenienza dell' "attacco", pare doversi sottolineare che in nessun caso gli oneri della difesa saranno posti a carico dell'ente ove sussista un conflitto di interesse tra le posizioni dell'Amministrazione e del dipendente: ciò si evince chiaramente dalla lettura della norma. L'individuazione delle posizioni di conflitto è lasciata al prudente apprezzamento dell'ente, da operarsi in concreto. Si evidenzia, comunque, che la ratio della norma è sollevare il dipendente dagli oneri economici della difesa tecnica quanto questi sia chiamato"da terzi" a rispondere del proprio operato, e non invece quando sia l'amministrazione a metterne in discussione civilmente o penalmente l'operato. In tal caso, infatti, potrebbe appalesarsi un conflitto di interesse. 
Si evidenzia la necessità che sulla scelta del professionista vi sia comune accordo tra Ente e dipendente: questo, sia ai fini di una individuazione delle risorse da reperire, sia di una valutazione dell'ente sulla capacità del professionista di rappresentare "anche" gli interessi dell'ente. 
Circa il punto relativo alla formula assolutoria legata all'avvenuta prescrizione del reato, si evidenzia che essa non esclude l'elemento doloso o colposo del dipendente, ma ne impedisce la condanna. Pertanto, come emarginato dalla C. Conti (ex multis sez. Abruzzo, sentenza n. 1122/1999) la mancanza di una"formula piena" di assoluzione pare escludere la possibilità per l'amministrazione di farsi carico degli oneri di difesa. 

(ultimo aggiornamento: 28/02/2010)